Pirandello sosteneva che «siamo i primi nove anni della nostra vita». Amélie Nothomb, con questo singolare suo racconto autobiografico, accorcia il tempo decisivo che imprime l'indelebile effigie al nostro essere ai primi soli tre anni di vita. Nel ridiscendere alle scaturigini della propria identità, la scrittrice compone un eccentrico Bildungsroman, tutto imperniato sul rapporto fondamentale tra realtà fisica e linguaggio, cose e possibilità di nominarle. L'edificazione del reale diventa possibile solo attraverso la parola: un buttar fuori che produce realtà solo e in quanto riesce a nominarla, in qualche modo a definirla.
“Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo”.
I dialoghi sono senza dubbio il punto forte di “Mercurio”. Un testo che per la sua enfasi e la sua natura potrebbe facilmente essere rappresentato in teatro. La Nothomb, però, in questo libro risulta essere meno avvincente del solito. Nella seconda parte appare addirittura un po’ sbrigativa, vagamente superficiale, come se avesse avuto fretta di concludere la storia, di trovare un epilogo. E, probabilmente, per convincersi e convincerci della sua buona fede, di epiloghi ne ha scritti ben due. A mio avviso entrambi insoddisfacenti.
Mercurio, oltre che essere un noto elemento chimico, è anche il nome del messaggero degli dèi, protettore dei viaggiatori, della comunicazione, dei ladri e dei truffatori.
Un insolito dialogo fa da prologo. Due sconosciuti, invitati da un amico comune, si trovano a parlare di un’affascinante ipotesi: se qualcuno venisse a morire di cause naturali in casa tua, chiameresti un dottore? E se sì, sai che saresti il primo indagato per un ipotetico omicidio? Baptiste non comprende perché questo tizio gli stia facendo un discorso così assurdo. Caso vuole che proprio il giorno seguente, un tale suoni alla sua porta e gli chieda di poter fare una telefonata. Baptiste gentilmente accetta e poco dopo che lo sconosciuto ha formulato il numero, questi muore, accasciandosi sul pavimento. Si tratta di uno spiacevole caso del destino o di un’occasione per fuggire e ricominciare daccapo un’intera esistenza?
Appunti di lettura di ‘Igiene dell’assassino’ di Amélie Nothomb
‘Igiene dell’assassino’ è il primo libro della Nothomb che leggo.
E, complice le vacanze, l’ho finito in due giorni. Non tanto per la semplicità, tutt’altro ma per la ‘forza risucchio ‘.
E’ una trama semplice, quella a cui si avvicina il lettore eppure cela imbrogli a ogni capitolo, mostra dettagli nuovi, giochi di parole e simbolismi potenti quanto contorti.
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