alternative

I Cani

Il Sorprendente Album D'Esordio Dei Cani

Da molti commentatori e ascoltatori, con ovvi e naturali distinguo, è stato decretato questo come l'anno, musicalmente parlando, de I Cani con il loro album d’esordio “Il Sorprendente Album D’Esordio Dei Cani” (anche se a dire la verità molti dei brani che lo compongono erano già conosciuti dagli internauti e non solo). Se ne è parlato tanto, pure troppo magari, e ascoltatori e critici si sono spaccati a metà (anche se ho notato come i critici propendano per un giudizio positivo): amore o odio, antipatia viscerale o sballo primordiale anche per una sola canzone.

The Pains of Being Pure at Heart

The Pains of Being Pure at Heart

Ne avevo sentito parlare così tanto sui giornali e siti musicali (la presunta Bibbia musicale Pitchfork aveva pure messo un ottimo 8.4 al loro album), sui blog di musica indie, che alla fine mi sono deciso, cercandomi di liberare da tutta una serie di perplessità inizialo, ad ascoltare l'omonimo disco d'esordio della giovane band newyorkese The Pains of Being Pure At Heart.

E mi sento subito di dire che questo di album di dieci canzoni per un totale di 34 minuti è la solita truffa venduta come grande disco.

Japandroids

Post-Nothing

Ci sono dischi che non cambieranno certo il corso della storia, che non rivoluzioneranno il panorama musicale (seppur quello attuale versi in uno stato comatoso), che non diverranno pietre miliari con cui sarà impossibile non confrontarsi ma che dopo un ascolto riconcilieranno con la musica quegli ascoltatori stanchi di dischi iper-prodotti (con e dalle case discografiche), di gruppi troppo attenti alle tendenze in voga (qualunque esse siano e sponsorizzate spesso da riviste e blog di ogni genere) e al look estetico da assumere nei set fotografici, durante concerti e interviste.
"Post-Nothing" dei Japandroids, duo proveniente da Vancouver, Canada, è uno di questi dischi che dopo che li avrete ascoltati non potrete che stare meglio.

Beirut

Gulag Orkestar

Zach Condon è un musicista straordinario. Originario di Albuquerque (New Mexico) ma praticamente apolide, Zach da vita a Beirut, one man band che in una manciata di album riesce a ridare l'acqua della vita ad una scena indie che, più che una scena, sembra un elenco di next big thing. Invece i Beirut mantengono tutte le promesse, a cominciare dal loro splendido e caotico esordio: Gulag Orkestar, l'orchestra del gulag. Più o meno.

Ustmamò

Üst

Low

Drums and Guns

E' meraviglioso pensare a quante cose si possono fare col silenzio.

Alice in Chains

Sap / Jar of Flies

Alice in Chains: una delle band storiche del grunge, anima dell’onda rock degli anni Novanta di Seattle, e, paradossalmente, una delle meno apprezzate da quanti, in Europa, s’erano concentrati esclusivamente sui Nirvana e sulla loro antitesi (a voler dar retta a Cobain): i Pearl Jam.  È un peccato, perché gli Alice di Layne Staley incarnano e sintetizzano, nei due EP che presento in queste brevi paginette, l’aspetto più malinconico e introspettivo d’un movimento ritenuto dai più semplicemente furioso, iconoclasta e nichilista.

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