Il sole radente di un pomeriggio di novembre illumina il volto di Oreste. Seduti attorno, un gruppo di ragazzini che da Milano abbiamo portato in diga, da lui. Sono uomini che si faranno, nonostante ora abbiano tutte le intemperanze e le impertinenze dei giovani ‘metropolitani’. Oreste, iniziando a raccontare, li ha progressivamente avvinti, e ora sentono il freddo in un crepaccio dello Shisha Pangma. È bello vederli così, in silenzio finalmente, assorti e in tumulto nel loro intimo…
L’altra montagna
“Trovarsi lì, in mezzo a quei monti feroci, era tutt'altra cosa da quanto si era immaginato; e questo generava onde emotive di variabile intensità. Non era facile mantenere il governo della propria barca quando si affrontavano le più impervie; il rischio di venirne travolti poteva essere pesante. Così, sulla scia di una rotta senza meta, ma dalle incognite promesse, si svolgeva, di ora in ora più sorprendente, il cammino dell'uomo venuto in quel mondo a ritrovare il proprio passato” (Martinelli, “Il granduca”, p. 60).
“La neve è acqua bianca, come la carta, ci metti sopra quello che vuoi. Da scrittore non mi capita una carta completamente bianca. Prima di iniziarla, ho un avvio già pronto, da seguire, ho un sentiero, anche se non tracciato”.
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