Siamo ormai adulti e vaccinati e dovremmo sapere che il “per sempre felici e contenti” non esiste, denunciandosi unicamente come una finzione delle fiabe. È fisiologico, ed ogni matrimonio – benché possa risultare all'esterno idilliaco – al suo interno è una coacervo di compromessi, delusioni, piatti rotti e coniugi che, a turno, sono costretti a rinunciare al letto coniugale per dormire sul divano.
Un anno fa, studiando “Matto per le bambine” (Stampa Alternativa, 2001), sono partito in cerca di notizie su Lewis Carroll, nel web anglosassone. Ho scoperto qualcosa di incredibile: in mezzo mondo, ma non in Italia, era uscita una biografia che aveva travolto tutti gli studi precedenti sul papà di “Alice”, determinando la distruzione del vecchio “Carroll Myth”. Si trattava di questa “In the Shadow of the Dreamchild.
Antologia delle lettere di Carroll, selezionate in ordine cronologico (1864-1896) e indipendentemente dai destinatari, secondo la sensibilità di Carla Muschio, “Matto per le bambine” è un'edizione elegante e intelligente di un epistolario di formidabile interesse per due diverse ragioni. La prima, quella che personalmente trovo essenziale e seducente, è la letteratura. È da queste pagine che nasce un'opera di genio come “Alice nel Paese delle Meraviglie”, è in queste lettere che si sprigiona la libertà creativa, anarchica e sregolata di Carroll.
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