Dodici racconti di Charles Nodier (1780-1844), bibliotecario e scrittore francese decisamente dimenticato, curati e tradotti da Riccardo Reim: sono pezzi caratterizzati da un discreto moralismo gotico, espressione d'un'epoca in cui si cercava disperatamente di tornare all'ordine dopo le violenze e gli omicidi del periodo rivoluzionario francese. Figlio d'un giudice del tribunale del Terrore, scosso sin dalla giovinezza da tutto quel sangue e dalla quotidianità atroce delle morti violente, Nodier sembra cercare di esorcizzare il male dandogli senso nella fantasia: riallineandolo, per così dire, e controbilanciandolo, mostrando sempre una vittoria del bene, della temperanza, dell'onestà, del rispetto e della correttezza.
Gianni Bono è uno storico del fumetto italiano, autore di una Guida al fumetto, fondatore delle Edizioni If, creatore del Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca. Alfredo Castelli è una delle colonne portanti del fumetto italiano, ha creato Martin Mystère, il detective dell’impossibile edito da Bonelli e una serie di personaggi che per anni hanno fatto la fortuna del Corriere dei Ragazzi di cui era redattore.
Quentin Tarantino deve amare molto Ambrose Bierce, perché a un secolo e mezzo di distanza sembra aver ereditato tre notevoli frammenti di dna dello scrittore e giornalista americano detto “Bitter”, ossia “L'Amaro”: la franca cattiveria, lo straripante humour nero, la grottesca violenza.
L’arte del fumetto, in Italia, si scontra duramente da decenni con l’ostracismo pseudo-intellettualistico della nomenclatura culturale: uniche eccezioni, Oreste Del Buono ed Umberto Eco. Le tesi, suffragate da irritanti perifrasi e da sardoniche allusioni, sembrano clonarsi d’accademia in accademia. Il fumetto è una creazione culturale di secondo livello; il fumetto italiano è un prodotto per adolescenti sonnacchiosi o alienati. Come se non bastasse, nello stesso pubblico dei lettori di fumetti si annidano xenofili oltranzisti, che, privati del loro manga o del loro comic americano d’autore, frignano disperati e non perdono occasione per denigrare le creazioni nostrane. A questo pubblico è rivolta questa disamina.
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