Diego Zandel, fiumano-romano, innamorato della Grecia come di sua moglie, è una delle più belle voci della cultura giuliano-dalmata del secondo Novecento. Racconta le terre perdute negli anni atroci della Seconda Guerra Mondiale con la nostalgia di chi sa d'essere stato sradicato forse per sempre dal mare e dalle case degli antenati, ma non dalla loro cultura e dalla loro identità. Sa farlo senza mai cedere all'odio etnico – cosa impossibile per tutti noi che di lì veniamo, composti come siamo di tante etnie diverse – e all'odio politico – cosa meno facile, soprattutto una volta; è un artista, piuttosto, votato alla pacificazione, alla conciliazione delle memorie e delle storie, nel rispetto della verità storica e dell'armoniosa dialettica tra i popoli.
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