La mostra “La famiglia de Chirico. I geni della pittura” (24 giugno – 24 settembre 2006) in quel del Museo Michetti di Francavilla al Mare dedicato, come intuibile, alle opere di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Ruggero Savinio, rappresenta la genesi di questo volume edito da Skira, tra catalogo e raccolta di brevi saggi.
“Les chants de la mi mort”, il Cd della Stradivarius edito nel 1993, è probabilmente l’unica registrazione ancora in commercio che testimonia Alberto Savinio nelle vesti di compositore. Opera che perciò possiamo ben definire “rara”, non fosse altro che per reperirla presso i normali canali commerciali vuol dire proprio darsi un gran daffare. Come si suol dire: il gioco (l’impegno) vale la candela?
“Un solo augurio nell’alto destino di domani, essere assieme fratelli” (Prefazione, Savinio).
“Chi sono quei tre personaggi che mentre la guerra infuria nelle cinque parti del mondo, entrano tranquillamente nel museo dei manichini di carne?” (pag. 505). Un Savinio decisamente in stato di grazia, o di “felicità creativa” come scrivono in nota i curatori, quello che si svela progressivamente in questo lungo racconto.
“Infanzia è una corruzione di Ninfanzia: periodo della vita che l’uomo consuma sotto l’autorità di Anzia, ninfa delle primizie. (Anzia da «ante», prima)” (pag.573). Come si annuncia in prefazione, questa è la storia di un uomo “nato” sotto il sole di Atene che vivrà la maggior parte dell’infanzia e dell’adolescenza in mezzo all’aristocrazia europea e, da gregario qual era inizialmente, arriverà a rifiutarne integralmente l’abnorme ipocrisia. Dalla nascita di Nivasio, come per ogni bambino nato in Grecia, ci si aspettava il grido benaugurale della civetta, l’uccello che preannunciava la dea Minerva, svegliata per l’occasione dal sonno eterno.
Alberto Savinio in prefazione, confessa che fino ad un certo punto della vita si agitava nell’ansia di andare sempre più avanti, nel timore di non avere abbastanza tempo per costruire e scoprire in quell’avventuroso e misterioso viaggio che è l’esistenza umana. Nel suo pensiero, il guardare indietro poteva rappresentare un ritardo o addirittura un ostacolo nel timore di una delusione per quello che era stato: “solitamente è per una ragione morale che abbiamo paura di guardarci dietro le spalle. Per non esser colpiti dall’immobilità.
Alberto de Chirico nacque in Grecia, ma successivamente alla morte del padre, la famiglia decise di tornare in Italia e poi di recarsi in Germania, per dar modo al piccolo di casa di continuare gli studi musicali a cui dedicò la prima parte della sua vita. Tra il 1910 ed il 1914, Alberto visse a Parigi, dove lo seguirono la madre ed il fratello Giorgio. Alberto, in quegli anni maturò la decisione di lasciare l’attività di musicista per una ricerca sperimentale del nuovo su cui far convergere la letteratura e la pittura, al di fuori di qualsiasi schema o genere.
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