Iniziamo la scoperta della moderna scena musicale francese in maniera simbolica, con il disco di una figlia d’arte, Charlotte Gainsbourg. Quello della Gainsbourg è uno di quei rari casi in cui un artista riesce a divincolarsi egregiamente dal peso del proprio nome, con una carriera di assoluto valore. Caratterizzata da una bellezza non classica come quelle che invadono gli schermi hollywoodiani, la Gainsbourg ha un fascino tutto particolare che l’ha imposta all’attenzione del grande pubblico in film come 21 Grammi di Inarritu, I’m not there di Todd Haynes e soprattutto L’arte del sogno di Michel Gondry.
Che cos'era - e vorrei sottolineare la drammaticità dell'imperfetto - il trip hop? Era un capriccio di campionatura, uno scherzo da abuso da cannabis, una digressione easy-listening in ambito elettronico più ampio? Se una risposta c'è, di sicuro non la troverete in III, ultima fatica di Milosh, elettro-musico da Toronto. Agli amanti delle etichette direi che Milosh produce un buon beat downtempo alla maniera di gente come Air, Zero7 e Sneaker Pimps, ma con più senso della melodia e meno della marcatura del ritmo. Si tratta di filastrocche e ninnananne - apparentemente - quiete, potenti nella loro semplicità onirica.
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