Sesto libro di narrativa di Renzo Rosso, “Le donne divine” (Garzanti, 1988) è un romanzo d'agnizione tragica e di nostalgia sconfitta. L'agnizione finale è quella della reale natura del rapporto tra lo “zio” e il “nipote” protagonisti del libro; la nostalgia è quella, dell'artista e forse del suo primo protagonista, per la lontana Trieste. Tecnicamente non è il miglior romanzo dell'artista giuliano, padre della “Dura spina”: è un buon libro esistenzialista, un po' mélo, politicamente velleitario (si dice e non si dice, ma appare il fantasma della spia triestina per eccellenza, l'assassino comunista Vittorio Vidali, stalinista: uomo lugubre, eppure amico di zio e nipote), morbosetto e febbrile.
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