“Stanotte, completamente sveglio verso le 3. Impossibile rimanere ancora a letto. Sono andato a passeggiare in riva al mare, sotto l’impulso dei pensieri più cupi. E se andassi a buttarmi giù dalla falesia?Sono venuto fin qui per il sole, e non sopporto il sole. Tutti sono abbronzati, io devo restare bianco, pallido. Mentre facevo ogni sorta di amare riflessioni, guardavo quei pini, quelle rocce, quelle onde visitate dalla luna, e improvvisamente ho sentito fino a che punto sono inchiodato a questo bell’universo maledetto”.
Valentino Zeichen è un poeta troppo sopravvalutato. Non è un caso se alcune sue opere sono state pubblicate nello Specchio mondadoriano, collana di poesia storica, e una volta anche prestigiosa, nella quale oggi sono quei poeti che non hanno molto da dire. Qualche anno addietro, stroncando molto volentieri Neomarziale, uscito appunto ne Lo Specchio, parlai di Zeichen poeta che “racconta occasioni e situazioni senza mai entrare nel cuore delle cose, il suo verso descrive soltanto quello che accade. Una poesia incolore che rende la vita una faccenda antiemotiva e priva di sensazioni”.
Alberto Casiraghy con le edizioni Pulcinoelefante è diventato un piccolo mito della poesia italiana. Da anni, nella sua casa di Osnago, realizza piccoli libri d’artista: in copertina il nome e il titolo dell’autore, più in basso quello dell’artista che rappresenta l’opera, nella prima pagina una poesia o un aforisma. Ogni libro è edito in trenta esemplari. Casiraghy ne stampa, su carta pregiata, personalmente a mano un centinaio all’anno. Questi piccoli capolavori sono diventati degli autentici oggetti di culto.
Ennio Flaiano non è stato uno scrittore satirico e nemmeno un battutista. Il citazionismo giornalistico e la vulgata intellettuale non sono riusciti ad andare oltre queste semplicistiche definizioni. A cento anni dalla nascita è arrivato il momento di accostarsi all’irriverenza intelligente di Flaiano in altro modo. L’autore di "Tempo di uccidere" può considerarsi un pensatore moralista. Il suo stile essenziale, breve e incisivo, ricorda molto la tradizione inaugurata dai moralisti della seconda metà del XVII secolo: La Rochefoucauld, Pascal, Montaigne. Il moralista si caratterizza non come artefice di un sistema o portavoce di una dottrina generale, bensì come anatomista dell’interiorità e osservatore dei costumi.
Paul Celan è il più grande poeta di lingua tedesca del XX secolo. Nella sua poesia c’è un’alta lettura disperata del male di vivere. Quando Celan si è suicidato a Parigi nel 1970, ha lasciato un corposo materiale inedito sul quale studiosi e esegeti stanno lavorando. Di notevole interesse sono gli scritti in prosa, raccolti in un’edizione critica nel 2005 (Aphorismen, fiktionale Prosa, theoretische Prosa).
«Duclos, giorni fa, diceva: “Signori, parliamo dell'elefante (un giovane elefante di cinque anni che destava la curiosità dei parigini); è la sola bestia di una certa importanza di cui si possa parlare, in questi tempi, senza pericolo». (Grimm, “Correspondance”). Ma “Parliamo dell'elefante”, secondo Pierluigi Battista, è un titolo che depista: perché in queste pagine accade proprio il contrario, “non si capisce bene con quale grado di consapevole sfrontatezza”, perché si va allegramente e con grande naturalezza a bucare l'omertà paracula dei contemporanei. Dando vita a uno stile che rimarrà impresso nella memoria degli italiani.
Satire della cultura e del costume italiano: del popolo del “qui lo dico e qui lo nego”, del paese in cui “recitano” guide, leggi, didascalie e orari ferroviari, e in cui piace fare “mente locale” (sarà che siamo il paese delle patrie); dell'individuo che gioca a fare il cane sciolto (forse per poter meglio cambiare padrone), e di quelli che disprezzano il successo (almeno: quello degli altri); delle traduzioni “belle ma infedeli”, e di quelli che partono per quindici giorni in cerca di “un attimo” di pace. Satire scritte in pieno stile Pontiggia: con semplicità, classe, intelligenza e immediatezza.
Giocosa raccolta di aforismi e paradossi curata dal maestro Giordano Bruno Guerri, "Pensieri scorretti" (Utet, 2007) è un intelligente e gradevole divertissement nato per "mettere in torto chi ha sempre ragione grazie al proprio pensiero corretto". Lo storico senese è convinto che il politicamente corretto si sia esteso all'intero scibile umano: e non ha dubbi che si tratti di un approccio, per dirla con Ida Magli, perlomeno stupido e antiscientifico. D'altra parte, "Gli uomini comuni frequentano luoghi comuni", chiosa il curatore. Quei luoghi comuni non sono quelli battuti dall'artista padre delle biografie di Bottai, Ciano, Malaparte, Maria Goretti e Balbo. E meno male.
“De l'inconvénient d'être né” (Gallimard, Paris 1971; Adelphi, Milano 1991) è una raccolta di aforismi, paradossi, appunti e considerazioni sparse nata per sintetizzare e universalizzare il male di vivere di Cioran, e la sua stravagante, cupa e tenebrosa Weltanschauung. Ho scelto una serie di passi, suddividendoli per temi: “Essere al mondo”, “Sensazioni”, “Dio”, “Morte”, “Paradossi”, “Eventuali”. Man mano glosso, quando e se necessario. Oppure, v'accompagno.
“Prima persona” (Mondadori, 2002) è un grande taccuino d'autore: ospita elzeviri, appunti, annotazioni su eventi di cronaca, aforismi, massime e considerazioni sparse; tendenzialmente, concentrate sul mondo del libro, e della letteratura. È un'opera destinata a dare gioia agli appassionati di Pontiggia, a quelli che avevano imparato ad apprezzarne racconti e romanzi: completa e migliora la famigliarità con stile e personalità dell'artista comasco, illudendo spesso di essere seduti allo stesso tavolo con lui, magari condividendo un caffè, qualche sigaretta e un ricco amaro.
“Ho fatto della sincerità qualcosa tra la menzogna e il mistero. Sbrigatevela voi: questa trasparenza vi impedisce di vedere. Trasparenza contrario della chiarezza. Questa nudità che non lascia vedere nulla” (Jacques Rigaut).
“Il realismo mette tragici limiti a ogni finzione e, per conto suo, non raggiunge mai i propri limiti” (Flaiano, “La pietra turchina”, p. 25).
**
Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano. (Giorgio Manganelli)
Cioran provocava: “Il diritto di sopprimere tutti quelli che ci infastidiscono dovrebbe figurare al primo posto nella costituzione della Città Ideale”.
ATMAN
Commenti recenti
25 min 12 sec fa
31 min 19 sec fa
35 min 20 sec fa
1 ora 7 min fa
1 ora 58 min fa
2 ore 52 min fa
3 ore 18 min fa
3 ore 19 min fa
4 ore 5 min fa
4 ore 45 min fa