“Ricorrendo ad una suspense identica a quella del marito che si aspetta di essere tradito, lo scrittore si pone in una condizione che gli consente di osservare, come quell'eterno cornuto che è Dio ha sempre fatto dall'istante in cui ha separato la luce dalle tenebre, le ricorrenti infedeltà della sua creazione”.
“Perché la critica si sia tanto accanita contro questo romanzetto (fine di una ideale trilogia iniziata con Il prete bello, proseguita con Il fidanzamento) non so proprio. […] Non è certamente un capolavoro, questo lo so anch’io, ma visto nella trilogia ha un senso. […] Visto per la prima volta a distanza di quattordici anni dalle bozze di allora, è un ritratto, tra grottesco, lugubre e comico, della bigotteria italiana. Pare a me.[…] Molta poesia non c’é.
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