La scrittura della Vanderbeke è la cosa che ho apprezzato di più di "Sweet Sixteen" perché è incisiva, immediata e asciutta. Proprio come piace a me. Non si dilegua in fronzoli narrativi tanto accattivanti quanto inutili, ma sa procedere con una schiettezza che vorrei poter trovare altrove e, di sicuro, più di frequente.
Sherman Alexie, nato nel 1966 nella riserva indiana di Spokane, Washington, è uno degli scrittori e artisti nativi più importanti e premiati attualmente in circolazione, con alle spalle ormai una vasta produzione narrativa e poetica e persino trasposizioni cinematografiche. Uno scrittore da sempre attento a descrivere nelle sue opere la condizione dei nativi dei giorni nostri (gli splendidi racconti di “Lone Ranger fa a pugni in paradiso” o le vicende di una rock band di soli nativi in “Reservation Blues”), con le loro contraddizioni, problematiche e aspirazioni, sempre con una scrittura delicata carica di critica sociale ma venata da una sottile vena ironica rivolta a 360°.
Qualche mese fa con “Il figlio del vampiro” della statunitense Heather Brewer avevamo conosciuto Vladimir Tod, un giovanissimo vampiro mezzosangue, figlio di un vampiro e di un’umana morti misteriosamente in un incendio, ed ecco arrivare in Italia in questa settimana, sempre per la casa editrice Nord, il secondo volume della sua saga, dal titolo “L’apprendista vampiro”.
“Sei bellissima” è un viaggio nel tempo, un viaggio nei primi anni '70, in un piccolo paese, Ponte agli Stolli, nei pressi di Figline Valdarno, in Toscana. È un romanzo di formazione, popolare, di paese, toscano, comunista.
Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, attesissimo nuovo lungometraggio dello Studio Ghibli, è stato presentato fuori competizione un anno fa al Festival Internazionale del Film di Roma, suscitando buoni consensi della critica e spasmodica attesa negli appassionati.
Quasi tre anni fa, nel gennaio del 2009, uscì nelle sale italiane un film svedese che aveva ottenuto numerosi premi in diverse rassegne cinematografiche e che aveva fatto gridare al piccolo capolavoro, considerando il genere.
Celebre per Ringu e Dark Water, due horror che hanno trovato fortuna (e conseguenti remake in salsa americana) ben oltre i confini del Giappone, il regista nipponico Hideo Nakata torna a dirigere un film “occidentale” dopo la poco fortunata esperienza di The Ring 2. I segreti della mente, titolo fantasiosamente adattato dall’originale e ben più calzante Chatroom, si discosta un pochino dal genere orrorifico privilegiato da Nakata, per andare a solcare i territori del thriller psicologico che sfocia nel dramma.
L’insigne francesista e teorico della letteratura Francesco Orlando ha dato alle stampe il suo unico romanzo a settantasei anni, poco prima di morire improvvisamente. Si tratta di un testo breve, ma intenso e curatissimo, con riferimenti letterari e musicali, che riflettono gli interessi e gli studi dell’autore. È una prosa pura, priva di dialoghi, molto introspettiva e che scende con accuratezza nei sentimenti dei due ragazzi protagonisti pressoché assoluti del romanzo.
L’Inghilterra dei primi anni Ottanta, quella in cui imperversava la “Lady di ferro”, Margaret Thatcher, al di là delle lodi che ogni tanto ripropone qualche nostalgico dell’ ultraliberismo sfrenato – fuori tempo massimo e oltremodo miope, constatate le cause dell’attuale crisi economica – fu certamente un tempo buio e desolato, dati storici alla mano, soprattutto per quelle giovani generazioni che si sono trovate a vivere il disagio dell’assenza di lavoro e le crescenti spinte nazionaliste innescate dal conflitto con l’Argentina nelle Falkland. E proprio nel 1983, anno nel quale la Thatcher esaurì il suo primo mandato, è ambientato This is England, lungometraggio fortemente autobiografico dir
Tornano le suggestioni della fantascienza d’annata, quella a misura d’uomo se è consentito usare un’immagine che cozza a prima impressione con alieno, automa futuribile o qualsiasi altra creatura, al di là della sua sostanza, che susciti mistero, inconoscibilità, terrore, paura, diversità.
Clara e Ana sono due sedicenni che scoprono di amarsi non semplicemente come due amiche, scoprono di esser fatte l’una per l’altra e traggono reciprocamente piacere dai loro corpi giovani e freschi, all’insegna dell’allegria e della leggerezza.
La bellezza passa attraverso un bel viso o un bel corpo. A volte si manifesta grazie alla ricchezza e alla disponibilità economica. Ma per chi, come Paul (detto Polo), non è né bello né ricco, la bellezza deve per forza arrivare da qualche altra parte.
Sono passati quasi 17 anni dall’uscita di questo disco. Era il maggio 1994 (il disco lo ascoltai compiutamente nella seconda metà dell’anno a ripresa delle scuole), l’anno dopo la morte di Kurt Cobain. 17 anni sono tanti, quasi la metà della mia vita e in questo disco c’è buona parte della mia esistenza, delle persone che mi hanno permesso di scrivere i miei due romanzi, di superare momenti complicati, di sorridere, di vivere nuove esperienze e ancora oggi, quando lo ascolto, mi si riempiono gli occhi di lacrime tanto sono luminosi i ricordi che mi prendono e si materializzano davanti ai miei occhi.
Dopo la poco convincente parentesi americana con Noi due sconosciuti, la cinquantenne regista e sceneggiatrice danese Susanne Bier torna in patria con un film pensato e costruito appositamente per concorrere nelle rassegne festivaliere. In un mondo migliore è in effetti il classico film a cui la critica non rimane insensibile, sia per i temi trattati che per il ritorno a un cinema indipendente che porta ancora con sé qualche traccia del Dogma e del maestro Lars von Trier.
Unico film italiano in competizione nella sezione “Alice nelle città”, è passato in rassegna al Festival di Roma L’estate di Martino, opera prima del regista Massimo Natale. Tratto dalla sceneggiatura Luglio 80, di Giorgio Fabbri, vincitrice del Premio Solinas, il film è una delicata e malinconica storia di formazione adolescenziale che dichiaratamente omaggia le vittime dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980.
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