Una grande storia d’amore. Questo prima di tutto, prima del generoso budget messo a disposizione per la realizzazione del film, prima delle atmosfere da incubo proposte da Coppola, prima dell’arcinota storia del vampiro per eccellenza: Dracula. Il Conte che – nella fattispecie – resiste al tempo e alla non vita nel tentativo di rincontrare l’amore perduto tragicamente per un inganno crudele. Lui, il Principe dei Carpazi, che la croce l’aveva pur servita, con onore e coraggio, nel giorno più buio della sua vita giurò guerra a Dio e dannazione eterna per le sue vittime.
Susanna è un po’ stramba. Ogni tanto Lisa fa la cattiva. E sono gli anni Sessanta. Va bene: ma basta a fare un film? Nei progetti originali, è probabile che si volesse fare di “Girl, interrupted” una specie di "Qualcuno volò sul nido del cuculo" al femminile: il manicomio, il riscatto attraverso la detenzione e la sofferenza, l’artificio arrogante di ogni distinzione fra “normale” e “diverso”, le zone e i temi in comune fra il film di Mangold e il capolavoro di Forman. Ma l’uno sta all’altro come la parodia sta al prototipo.
Un’ex adolescente disadattata, divenuta insegnante, affianca un gruppo di esorcisti nella difficile impresa di anticipare e decifrare l’avvento dell’anticristo, per poterne evitare l’incarnazione e la presa di potere.
“Un bambino costruisce
un castello con la sabbia.
Si avvicina un cavaliere
arenato sulla spiaggia…”
(Tiziano Sclavi).
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