Da qualche parte nel film, si discetta sulla relazione che lega le macchine agli esseri umani. In uno scambio di battute con un personaggio minore, l’eroe si interroga sulla dipendenza reciproca dei due elementi. Da noi, esse ricevono la vita; ma senza di loro, ormai, la nostra sarebbe inverosimile. Il tono della conversazione è un po’ irritante, pomposo com’è nel voler apparire intelligente a tutti i costi. Prende tuttavia una prospettiva singolare, in un film come “Matrix Reloaded”, quando ne si riferisca il contenuto a una riflessione più ampia: posto che i suoi spettatori siano dipendenti dalla tecnologia, potrà mai più svincolarsene il cinema?
Non era necessario un sequel ad un film originale e innovativo come Matrix, probabilmente; non era, e ciò sembra evidente da alcuni grossolani adattamenti della sceneggiatura e da diverse scelte narrative del Reloaded, neppure stato previsto. La scelta di trasformare l’opera in una trilogia è discutibile: ma il giudizio, anticipo sin d’ora la mia posizione, va necessariamente sospeso in attesa dell’ultimo episodio. E questo non certo, e non solo, perché questo secondo episodio non si conclude in maniera trasparente: ma proprio perché l’uscita ravvicinata dei due nuovi film della nuova saga consentirà una rapida analisi e una immediata interiorizzazione dei disegni dei Wachowski Bros.
MATRIX TRASH
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