Pirandello sosteneva che «siamo i primi nove anni della nostra vita». Amélie Nothomb, con questo singolare suo racconto autobiografico, accorcia il tempo decisivo che imprime l'indelebile effigie al nostro essere ai primi soli tre anni di vita. Nel ridiscendere alle scaturigini della propria identità, la scrittrice compone un eccentrico Bildungsroman, tutto imperniato sul rapporto fondamentale tra realtà fisica e linguaggio, cose e possibilità di nominarle. L'edificazione del reale diventa possibile solo attraverso la parola: un buttar fuori che produce realtà solo e in quanto riesce a nominarla, in qualche modo a definirla.
I sei reportages asiatici del giornalista tedesco Wolfgang Büscher sono di piacevole lettura non solo per l’ambientazione, che ci conduce verso paesi lontani e culture diverse dalla nostra, ma per il modo di viaggiare. Büscher infatti predilige la lentezza ed è in controtendenza in quest’epoca di viaggi-flash e di turismo pecoreccio, pilotato dai tour operator. Il nostro autore si sposta a piedi, in barca sul fiume, in auto con i ritmi orientali e su strade pessime, a bordo di una petroliera.
Del resto Büscher non è nuovo a esperienze di questo tipo, come attestano altre due sue pubblicazioni “Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi” (2008) e “Germania, un viaggio” (2009) editi sempre da Voland.
Un libro che sia un buon libro, a mio avviso, deve contenere una storia interessante ma deve anche essere stato scritto in maniera brillante, densa e seducente. Ecco, "Veleni di Dio, medicine del diavolo" è proprio così. Attrae ed affascina come tutti i buoni libri.
Di Mia Couto non avevo mai sentito parlare. Scopro che si tratta di uno dei migliori scrittori contemporanei in lingua portoghese. E' nato in Mozambico, una ex colonia africana del Portogallo, ed è per questo che, probabilmente, nel suo libro ha sapientemente iniettato un po' d'Europa e un po' di Africa attraverso frasi fulminee e scarne che tratteggiano figure ammalianti, frammentate di ironia, tragedia, magia ed inganno.
Cos'è la realtà? La realtà è tutto quel che riesco a raccontare: tutto quel che posso osservare: tutto quel che conosco e posso nominare. È tutto quello che mi colpisce; quello che riesco a guardare; quello che arrivo a capire. Il segreto della realtà è che non è niente affatto condivisa. Perché la realtà dipende dalla mia conoscenza, e dalla mia sensibilità. La realtà è uno sguardo che cambia. E il principio della realtà è, semplicemente, essere intesa. Conosceva questo segreto un poeta francese, di sangue polacco e cultura ebraica; si chiamava Georges Perec e per tre giorni di seguito, nell'ottobre del 1974, decise di restare a guardare tutto quel che succedeva in place Saint-Sulpice, a Parigi, passando da una panchina a un tavolo di un caffé.
C'è qualcosa di guasto in ognuno dei personaggi di questo libro. Qualcosa di umanamente difettoso che prende origine da un abisso lontano, indefinibile. Ogni figura del libro della Cardoso si porta dentro un'imperfezione congenita che, come ogni persona di ossa e di carne, non sa osservare con distacco perché, ovviamente, non si può essere diversi da come si è.
Un libro sul viaggiare da portarsi in viaggio: così si può definire in sintesi questo “Breviario per nomadi” del medico e africanista Vanni Beltrami.
Apre le danze un panorama da guerriglia urbana. Manganelli, sciarpe tirate fin sotto al naso, fumogeni, sirene, volanti. Striscioni, auto capovolte. Una massa di giovani indignati, come usa dirsi in questi ultimi tempi. È nelle strade che si riversa la rabbia scomposta, nelle strade si cerca “il sistema”, nemico onnipresente, dai mille volti. San'kja è fra la folla, ragazzotto di provincia, riflessi pronti e coraggio.
La guerra nuda. Senza fronzoli, retoriche, riflessioni. La guerra “al naturale”, cruda; la guerra vista dal soldato. Nessun filtro ideologico (se non passivo, introiettato), nessun filtro retorico. Solo un filtro emotivo, costante, appartenente alla guerra come l'ombra alla luce: la paura. Si nasconde dietro ogni a-capo, percorre di un tremore ogni parola, ogni sintagma. Umanissima, prevedibile, nota, figlia degenere della voglia di vivere e amica fidata, canina, che non abbandona mai il soldato in battaglia. La frontiera in questione è quella cecena. Grozny, capitale della Cecenia, repubblica autonoma della federazione Russa. Grozny in russo dice “terribile, minacciosa”.
“Venne il momento in cui la sofferenza altrui non li sfamò più: ne pretesero lo spettacolo”.
I dialoghi sono senza dubbio il punto forte di “Mercurio”. Un testo che per la sua enfasi e la sua natura potrebbe facilmente essere rappresentato in teatro. La Nothomb, però, in questo libro risulta essere meno avvincente del solito. Nella seconda parte appare addirittura un po’ sbrigativa, vagamente superficiale, come se avesse avuto fretta di concludere la storia, di trovare un epilogo. E, probabilmente, per convincersi e convincerci della sua buona fede, di epiloghi ne ha scritti ben due. A mio avviso entrambi insoddisfacenti.
Mercurio, oltre che essere un noto elemento chimico, è anche il nome del messaggero degli dèi, protettore dei viaggiatori, della comunicazione, dei ladri e dei truffatori.
Un insolito dialogo fa da prologo. Due sconosciuti, invitati da un amico comune, si trovano a parlare di un’affascinante ipotesi: se qualcuno venisse a morire di cause naturali in casa tua, chiameresti un dottore? E se sì, sai che saresti il primo indagato per un ipotetico omicidio? Baptiste non comprende perché questo tizio gli stia facendo un discorso così assurdo. Caso vuole che proprio il giorno seguente, un tale suoni alla sua porta e gli chieda di poter fare una telefonata. Baptiste gentilmente accetta e poco dopo che lo sconosciuto ha formulato il numero, questi muore, accasciandosi sul pavimento. Si tratta di uno spiacevole caso del destino o di un’occasione per fuggire e ricominciare daccapo un’intera esistenza?
Elena Botchorichvili è una scrittrice georgiana, nata probabilmente nella prima metà degli anni Settanta, trasferita in Québec già nel 1992. Ha esordito giovanissima, in patria, come giornalista sportiva: l'insolita scelta è stata dovuta alle censure politiche del regime socialista sovietico allora imperante; la Botchorichvili ragazzina preferì aggirare l'ostacolo, con intelligenza e creatività.
Strenna Voland: in elegante edizione cartonata, ecco, per festeggiare il Natale 2008, due novelle della Nothomb: “L'entrata di Cristo a Bruxelles” e “Senza nome”, pubblicate originariamente su “Elle”, in Francia, rispettivamente nel 2004 e nel 2001. Piacevole sorpresa davvero per tutti gli aficionado della scrittrice belga.
Appunti di lettura di ‘Igiene dell’assassino’ di Amélie Nothomb
‘Igiene dell’assassino’ è il primo libro della Nothomb che leggo.
E, complice le vacanze, l’ho finito in due giorni. Non tanto per la semplicità, tutt’altro ma per la ‘forza risucchio ‘.
E’ una trama semplice, quella a cui si avvicina il lettore eppure cela imbrogli a ogni capitolo, mostra dettagli nuovi, giochi di parole e simbolismi potenti quanto contorti.
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