Cercherò di essere breve, di disturbarvi solo per un attimo, per infilarvi nell'orecchio la pulce di questo piccolo capolavoro. Se dalle vostre parti l'autunno è già arrivato a stendere la sua tovaglia di colori, se vi difendete dai primi brividi di freddo con maglioni pesanti e avete trovato il vostro cantuccio invernale di lettura, allora potrete aprire La cotogna di Istanbul. Altrimenti aspettate.
Romanzo fantasatirico di un'esordiente tedesca, Eva Baronsky, classe 1968, “Il signor Mozart si è svegliato” (Elliot, 2010) è un divertissement giocato sulla falsariga d'un espediente classico della letteratura tedesca: quello della favola di Peter Klaus, pastore che s'addormenta e si risveglia vent'anni più tardi in un mondo che stenta a riconoscere. È una favola presente, con ovvie varianti, in molte letterature; è tornata a scintillare di vitalità, in Occidente, post “Rip van Winkle” di Washington Irving. Era il 1819.
“'Omnia mea mecum fero': portarsi tutto, disfare la sera e rifare al mattino, è il rito nomadico che rende irreversibile il distacco da casa. Ma non puoi capirlo, se il viaggio dura un giorno solo” (Rumiz, “È Oriente”, p. 11)
Primo romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910-1965), originariamente pubblicato nel 1937, quindi – in un'edizione differente, ampliata e revisionata, nel 1960, “La rosa rossa” è uno spaccato della vita di provincia di un pezzo d'Italia che non esiste più. È narrativa borghese, compassata e decisamente equilibrata; è narrazione spezzettata in brevi capitoli dal retrogusto rosa, e in ogni caso più vicini al divertissement sentimentale che alla satira sociale.
Viviamo in un mondo che sta crollando, una generazione afflitta che l’arte non è ancora riuscita a rappresentare, che io non sono riuscito a rappresentare. Io sono l’ultimo membro di questa generazione. Ma finirà… e l’Impero finirà con lei. E altrettanto farò io. Il massimo che potrei sperare è di essere l’ultimo uomo di un’era e il primo di quella successiva. Ma non lo sono. Sta arrivando una nuova epoca e sarà la tua.”
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