Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale.
Incontriamo Vanni Santoni, scrittore toscano classe 1978, giornalista e narratore. Vive e lavora a Firenze. Scrive per il Corriere Fiorentino e ha collaborato con “Mucchio”, con “Repubblica”, “Il Manifesto” e “Nazione Indiana”. Ha co-fondato il progetto SIC: scrittura industriale collettiva.
LETTERATURA BONSAI. Sbuffi, schizzi, svolazzi, appunti: una galleria di Santoni
Sono stato fortunato, perché ho potuto ascoltare questo romanzo, prima di leggerlo; ho potuto ascoltare qualche frammento letto dal vivo, nel corso della rassegna “Passaggi per il bosco”, Cagliari, 2009. Così, sfogliandolo, a distanza di qualche giorno, ho avuto la sensazione che Santoni stesse leggendomi il libro. Con la sua voce, e con la sua mimica. Ghignavo. L'opera, lì per lì, ne ha guadagnato; “Gli interessi in comune” sembra scritto per essere performato, e le circa sessanta presentazioni tenute dallo scorso anno all'altroieri, 26 luglio, ne sono credibile prova.
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