Di vampiri, a partire da quelli di Polidori, per poi passare dal classico di Stoker e per finire ai vampiri adololescenziali delle saga Twilight, ne abbiamo conosciuti veramente tanti per un genere che pare non voler proprio morire come i loro eroi, a volte totalmente negativi, a volte più misteriosi ed enigmatici che realmente crudeli e desiderosi di banchettare col genere umano. La Gargoyle con “Vivono di notte”, preso atto che il vampirismo in letteratura è il racconto di un mito con innumerevoli variazioni su tema, ci propone i succhiasangue di Micheal Talbot, autore dalle nostre parti ancora misconosciuto.
Qualche mese fa con “Il figlio del vampiro” della statunitense Heather Brewer avevamo conosciuto Vladimir Tod, un giovanissimo vampiro mezzosangue, figlio di un vampiro e di un’umana morti misteriosamente in un incendio, ed ecco arrivare in Italia in questa settimana, sempre per la casa editrice Nord, il secondo volume della sua saga, dal titolo “L’apprendista vampiro”.
Quasi tre anni fa, nel gennaio del 2009, uscì nelle sale italiane un film svedese che aveva ottenuto numerosi premi in diverse rassegne cinematografiche e che aveva fatto gridare al piccolo capolavoro, considerando il genere.
Il circo dei vampiri (in originale “The traveling vampire show”) è un romanzo di formazione, e se horror, lo è nel grado in cui questo fa parte del percorso di crescita dei ragazzini protagonisti della vicenda. In effetti, è un romanzo che diventa horror, in un crescendo continuo. Un libro, almeno per me, divertente, di quelli che vorresti poter leggere a velocità doppia, o tripla, tanto l'autore riesce a catturarti, tanto vorresti sapere già come va a finire (anche se lo sai già, in effetti, come finirà, ma vuoi proprio saperlo facendo tutto il percorso, ecco), eppure, sotto questa velocità, l'autore dissemina piccoli indizi sui vari personaggi della storia, a volte lasciandoli sospesi, facendoti dubitare, e nel dubbio ecco l'inquietudine.
Michael Davemport, il reporter della rivista Enigma, è nuovamente protagonista nel secondo capitolo della trilogia vampiresca di Clanash Farejon (anagramma di Alan John Scarfe), dopo “I vampiri di Ciudad Juarez”. Abbandonato quel Messico che per i suoi orrori continuerà ad essere ricordato anche durante la nuova ed inquietante avventura, ci troviamo adesso nella New York devastata all’indomani dell’attentato dell’11 settembre 2001.
L’opera prima di Vergnani è stata una scoperta, doppia. Fin dalla lettura delle prime pagine ho visto Modena trasfigurarsi. Vivo in questa città ormai da quattro anni e posso dire di conoscerla poco, quel tanto che mi basta per uscire di casa ogni mattina senza perdermi. Ogni tanto mi concedo, o meglio, le concedo, la scoperta di una strada o di un angolo nascosto, cercando di fissare nella mia mente un ricordo da associare. Ebbene, c’è un luogo che è ormai parte della mia vita, che ho attraversato ogni giorno per diverso tempo e che continuo a vedere ancora oggi.
Negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di pubblicazioni e film dedicati ai vampiri, un virus contagioso e molto redditizio che spesso con i Vampiri ha poco a che fare. Qualcosa insomma che sa di strategia ben pianificata, di prodotti seriali destinati al pubblico per fare cassa nella maniera più semplice. Vampiri mescolati nella plastica, ripuliti di ogni possibile ambiguità e sparati nelle case di un pubblico di acquirenti la cui età anagrafica si abbassa sempre più. Vampiri che fanno poca paura, molto “stilosi”, molto emo soporiferi, una via di mezzo fra Beautiful e Beverly Hills. Vampiri che non mordono nemmeno più, vampiri buonissimi e bellissimi contro vampiri cattivissimi e molto stereotipati.
Gargoyle si afferma sempre più come autorevole editore horror e si cimenta nell’impresa ambiziosa di far resuscitare dalle ceneri la saga di Varney il vampiro, caposaldo della narrativa gotica inglese di fine secolo fino a oggi inedita in Italia. Un’operazione di portata storica e dai costi notevoli, vista l’imponenza della trilogia (oltre 1500 pagine), le difficoltà di traduzione (affidata a un’ottima Chiara Vatteroni) e di esegesi testuale (curata da Paolo De Crescenzo e Federica Lelli).
Postmoderno prequel di “Dracula” di Bram Stoker, il bizzarro pastiche “The Dracula Archives” apparve nel 1971; per questa sua prima edizione italiana abbiamo dovuto aspettare circa quarant'anni. L'autore, Raymond Rudorff (1933-1992), era un uomo che preferiva restare nell'ombra, e a quanto pare nell'ombra riposa; a quasi vent'anni di distanza dalla sua morte, è discretamente complicato riuscire a ricostruire notizie biografiche credibili e poggiate su fonti di prima mano. Sembra che Rudorff sia stato uno storico e un giornalista inglese, traduttore dal francese e dall'italiano.
ULTIMI VAMPIRI? Nuova edizione della raccolta di racconti “Ultimi vampiri” di Gianfranco Manfredi.
Una grande storia d’amore. Questo prima di tutto, prima del generoso budget messo a disposizione per la realizzazione del film, prima delle atmosfere da incubo proposte da Coppola, prima dell’arcinota storia del vampiro per eccellenza: Dracula. Il Conte che – nella fattispecie – resiste al tempo e alla non vita nel tentativo di rincontrare l’amore perduto tragicamente per un inganno crudele. Lui, il Principe dei Carpazi, che la croce l’aveva pur servita, con onore e coraggio, nel giorno più buio della sua vita giurò guerra a Dio e dannazione eterna per le sue vittime.
"Il vampiro è una forma notturna, la sua esistenza è legata al buio. All'alba, torna al sepolcro dal quale è uscito, riprende l'immobilità della morte e aspetta la nuova sera. Quante bare, presso le quali la gente s'inginocchia e prega con devozione, contengono l'essenza stessa del diavolo, un vampiro? Nessuno lo saprà mai. Ma nell'oscurità, fin dall'alba dei tempi, i vampiri hanno lasciato le loro tombe alla ricerca di preda” (p. 109). Eh già. 1961: prima pubblicazione di questo stravagante ibrido saggistico-narrativo, firmato da Emilio de' Rossignoli: “Io credo nei vampiri” diventa, ben presto, un libro di culto per tutti gli appassionati di horror e di letteratura gotica.
“Sedemmo fianco a fianco sul divano a guardare apatici le gesta del muscoloso cacciatore di vampiri nero che disgregava avversari a destra e a manca, temuto e rispettato, con immancabile gran pezzo di figa innamorata che gli moriva tra le braccia. Per lui nessuna testa di maiale o calci nel culo. Solo gloria, arti marziali e completi di pelle. Persino il dolore, in lui, aveva qualcosa di epico. In quel momento compresi che sarei tornato al mio vecchio Barbour” (p. 381).
Ropraz, Svizzera francese, maggio 1978. Lo scrittore Jacques Chessex, valdese di Payerne, letterato ribelle e anticonformista, si costruisce casa nel villaggio, a un passo dal cimitero di Losanna. Scopre la storia di Rose Gilliéron, giovanissima figlia di un giudice di pace, sepolta nel viale proprio sotto le sue finestre. Morta di meningite nel 1903, era stata stuprata, smembrata e divorata nella tomba. In paese e in tutti i dintorni, allora, era scattata la psicosi del vampiro: si dormiva con ghirlande d'aglio, crocifissi piazzati su porte e finestre, e qualcuno aveva già slegato il cane (…).
Commenti recenti
32 sec fa
4 min 52 sec fa
18 min 44 sec fa
12 ore 31 min fa
12 ore 32 min fa
13 ore 47 min fa
13 ore 47 min fa
15 ore 3 min fa
16 ore 34 min fa
16 ore 58 min fa