L'arte d'essere precario nei primi anni Sessanta: per precisa e consapevole scelta esistenziale, nel tempo e nella società in cui, per buona parte dei nostri compatrioti, era ancora possibile suicidarsi professionalmente con garbo, e con un certo stile. Sbagliando tutto, ma con qualche garanzia di restare in piedi. Beati loro. Il supplente (Isbn, 264 pp., € 15) di Angelo Fiore, dimenticato e rimosso artista siciliano, è la trasfigurazione estetica delle esperienze d'uno scrittore laureato in Letteratura Inglese, che per campare – proprio come il suo antieroe, in questo romanzo – lavorava come impiegato ministeriale, ma poi un bel giorno aveva deciso di accettare una nomina da supplente in uno sperduto paesino dell'isola.
“Una volta si soffriva la fame, la tortura, i patimenti più terribili, si uccideva e si moriva, si soffriva e si faceva soffrire, per salvare l'anima, per salvare la propria anima e quella degli altri. Si era capaci di tutte le grandezze e di tutte le infamie, per salvare l'anima. Non la propria anima soltanto, ma anche quella degli altri. Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle.[...]. Tutto il resto non conta. Si è eroi per una ben povera cosa, oggi! Per una brutta cosa. La pelle umana è una cosa brutta. Guardate. È una cosa schifosa.
L'esordio in poesia di Mario Specchio avviene nel 1974 con “A piene mani”, Firenze, Vallecchi, con prefazione di Mario Luzi, in cui Luzi acutamente osservava che il giovane poeta metteva “il vino nuovo nei vecchi otri” seguendo alcuni modelli ben riconoscibili in una linea cosiddetta “laterale” della poesia del Novecento formata da Umberto Saba, Camillo Sbarbaro e Vincenzo Cardarelli. Si tratta di una poesia basata sul canone classico, senza sbavature di sentimentalismo ed accenti elegiaci, che riesce a mantenersi in equilibrio con il consolidamento del minimalismo, da un lato, e i riflussi conservatori verso la latinità, dall'altro.
Le capriole e gli strappi di Gianfranco Fini di questi ultimi anni hanno provocato un piccolo terremoto nel mondo politico. Questo è sicuro. L’ex leader di Alleanza Nazionale ha intrapreso un cammino tutto personale e discutibile verso inaspettate posizioni laiche (il più delle volte laiciste) rispetto alla sua area politica di provenienza. Gianfranco Fini ha liquidato con Alleanza Nazionale la destra per dire sempre più cose che piacciono alla sinistra.
1916. Marinetti, ferito, convalescente all'Ospedale Militare di Udine, detta questo libretto a Bruno Corra; si limiterà a correggerne le bozze, prima di tornare al fronte, volontario bombardiere. L'incipit dell'operetta contestualizza per bene il momento, lo spirito e il senso di questo divertissement: “Un libro sull'arte di sedurre le donne, ora? Sì, ora, nella conflagrazione futurista delle nazioni, nella nostra guerra igienica liberatrice novatrice centuplicatrice io sento il bisogno di dirvi come si seducono le donne. La guerra dà alla donna il suo vero sapore e il suo vero valore. Questo libro sarebbe stato un anacronismo se fosse apparso o prima o dopo la guerra” (p. 21).
“L'italiano non ha paura / della legge di natura / e talvolta, anzi, corregge / la natura della legge” (“Benedetti italiani”, p. 153): dimenticate l'orgoglio patriottico localissimo dei “Maledetti toscani”, dimenticate quanta ostilità e quanto sarcasmo si nascondeva in quelle righe nei confronti di tutti quei cittadini che non fossero toscani; dimenticatelo, ché Malaparte ha giocato un'altra volta al gioco del contradditorio, all'amplificazione parossistica della doppiezza, al gusto di avere stile nell'essere prima guelfo e poi ghibelllino.
"Ottone Rosai non è un uomo, ma una rappresentazione, un simbolo. Fiorentino, a Firenze non è nato mai, perché c'è sempre stato. Se ai nostri tempi a Firenze non ci fosse un Rosai bisognerebbe inventarlo", scriveva Soffici. Rivelando l'essenza d'un artista notturno, e teppista: "La notte, per un teppista come lui, è il tempo più propizio all'attacco e allo sfruttamento della poesia. Teppista, Rosai s'è battezzato da sé dopo la guerra (...) ma è un teppista ideale. Creatore di valori spirituali egli stesso, rispetta i valori dello Spirito". 2010.
Rossana Maria Caira è la curatrice – per disposizione della professoressa Michelina Tecchi – del carteggio Stuparich-Tecchi, pubblicato in questo “Con fedeltà immutata” (Loffredo, 2006), completo di un piccolo nucleo di lettere e cartoline di Tecchi a Stuparich, rintracciate dalla professoressa Giovanna Criscione Stuparich. Si tratta, nella maggioranza assoluta dei casi, di documenti inediti, di interesse non soltanto filologico.
Il Malaparte di “Maledetti toscani” è il papà di Bianciardi. Ostile agli italiani per orgoglio territoriale, maestro delle differenze minime tra una polis toscana e l'altra, capace di reminiscenze letterarie ricche e folgoranti (da Machiavelli a Lorenzo de' Medici, da Dante a Boccaccio, da Sacchetti a Collodi), è il campione della toscanità e dei suoi significati profondi e molteplici. Leggere questo intelligente, prepotente e guascone pamphlet da non toscani significa leggere letteratura curda tradotta con buona dignità e discreta fedeltà: è stato il mio caso, e mi spiace non aver potuto apprezzare parecchie sfumature.
“Ho l'anima di un soldato italiano. Sapete cosa significa avere 40 anni, del genio, molto fascino, una potente irradiazione di idee personali nuovissime e sane, regalate al mondo, dei poemi meravigliosi creati, altri da scrivere, e nondimeno volontariamente e con entusiasmo giocare il tutto con disinvoltura per la propria terra e la propria razza in pericolo?” (Marinetti, “L'alcova d'acciaio”, p. 58).
“Come si fa a essere così poco seri, alla tua età?” “La mia età? È un'età come un'altra” (Eppure preferirei averne un'altra. Per esempio venti anni. E una volta li avevo! Ma non lo sapevo. Al fronte ho avuto sempre per compagni d'arme ragazzi dai diciotto ai ventidue anni, e mi pareva una grande ingiustizia. Vagheggiavo un mondo che fosse come un gran tribunale, e sopra la testa del Presidente stesse scritto: 'L'età è uguale per tutti'. E che fosse vero, questa volta. Ma Annie Vivanti un giorno m'ha insegnato un segreto: 'Mettetevi davanti allo specchio, guardatevi, e dite forte: 'Pensare che ho dieci anni meno che tra dieci anni!'”) (Bontempelli, “La vita intensa”, pp. 12-13)
“Purtroppo lottiamo in Italia non solamente contro alcune necessità, vere e presunte; ma contro il modernismo rozzo, il gusto della distruzione, la volgarità presuntuosa e volontaria. Vi è chi distrugge il bello per sentirsi meglio e per mettere il mondo in armonia con se medesimo; ognuno ritrova la pace della coscienza come può” (PIOVENE, “Viaggio in Italia”, 1953-1956. In “Bergamo”, p. 159 edizione Baldini Dalai, Milano 2003)
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Destra introvabile
Dopo il crollo delle ideologie la politica italiana è cambiata. Si è involuta fino a raggiungere l’assoluta insignificanza. Il risultato di questa operazione è la scomparsa dei partiti tradizionali che ha portato l’opinione pubblica a non capire più il senso di un nuovo impegno politico nel quale manca del tutto il riferimento agli ideali, alle passioni e ai valori. Come dire, ai “luoghi” della politica.
“La casa di Meucci, fin dai tempi in cui vi abitava Garibaldi, era una specie di porto di mare. Vi transitavano e vi si soffermavano in tanti: un po' per curiosità nei confronti di quel vecchio pazzo e di quella macchina parlante che egli oramai da anni si vantava d'aver costruito, un po' per autentici slanci di amicizia e di affetto. E chiunque giungesse in quella casa finiva, dietro le insistenze del Meucci, per collaudare quell'apparecchio (…) restavano senza fiato, con gli occhi sgranati a contemplare quegli strani strumenti legati l'un l'altro con decine e decine di metri di filo” (p. 139)
Esule in America per ragioni politiche (cfr. p.
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