“Prendi pure la mia insolenza, l'anima spaventata. Mi sei venuto in sogno qualche sera fa mostrandomi un universo che avesse la forma di due fratelli attaccati. Hai detto che il mondo è doppio, che se una parte è bianca come te, l'altra è inevitabilmente scura come me. Hai detto che avrei dovuto raccontare una storia della Terra senza prendermi troppo sul serio, come una fiaba o uno scherzo e, come una macchina cieca, ho eseguito. Ho visto tutto, dolore, vita, sorgenti, e adesso credo pure sia tardi pensare a tra poco, a quando finirò. A quando il tempo è concluso davvero e in un minuto riesci a trovare anche lo spazio per una storia: la mia storia, la storia del mondo” (Pierantozzi, “Uno in diviso”, p. 163).
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