Chiunque, anche tangenzialmente, si sia accostato allo studio della letteratura curda, avrà dovuto scontrarsi con la scoperta della sua natura soprattutto orale. Popolo di pastori transumanti, di nomadi, di guerriglieri, i curdi nell'arco della loro storia hanno accumulato un patrimonio immenso, e soprattutto difficilmente quantificabile, di storie, narrazioni, canzoni, leggende. Pur non mancando esempi, anche alti, di letteratura scritta a partire dall'XI secolo, si può tranquillamente affermare che l'indole più genuina delle lettere curde sia legata all'oralità.
“Quando ho acceso la prima candela di Amnesty avevo in mente un vecchio proverbio cinese: ‘Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità’. Questo è anche oggi il motto per noi di Amnesty.” (Peter Benenson, fondatore di Amnesty International)
Ci sono Paesi, almeno per quanto mi riguarda, che non sono altro che semplici riquadri su una carta geografica. Conosco pochissimo di loro, della loro storia, della loro cultura, delle loro bellezze culturali e artistiche, anche se fanno parte dell’Europa e sono ormai facilmente raggiungibili con un volo aereo, ed è stato anche per questo motivo che ho deciso di leggere “La purga”, romanzo della scrittrice finlandese, di origine estone e classe 1977, Sofi Oksanen ambientato in Estonia. Il risvolto di copertina e gli innumerevoli premi e attestati di stima ricevuti dall’autrice sembravano far presagire qualcosa di notevole ma a lettura terminata si resta con la sensazione di aver letto un libro incompiuto.
Chiamati a ripetere un disco d'esordio folgorante e spiazzante molti gruppi e cantanti finiscono inevitabilmente per perdersi. La storia della musica e non solo è colma di episodi del genere e si correva il rischio che anche gli Offlaga Disco Pax chiamati a rinverdire i fasti di Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione) sfornassero una seconda prova interlocutoria se non una copia sbiadita dell'esordio.
I rischi risiedevano proprio nelle loro maggiori qualità: racconti declamati da Max Collini con un sottofondo musicale che guardava agli anni '80 (i Suicide e i Kraftwerk) e ai maestri italiani CCCP e Massimo Volume.
La rinascita delle ambizioni imperiali della Federazione Russa, palesatesi dopo le vicende georgiane dell’estate 2008, sarebbe alla base di un nuovo scontro tra Occidente e Russia che, in un saggio dal titolo volutamente provocatorio, Edward Lucas definisce “La Nuova Guerra Fredda”.
“Delineare una storia ucraina dopo il 1991, l’anno della svolta – scrive nell’introduzione Katrin Boeckh, coautrice assieme allo scomparso Ekkehard Völkl di questo saggio uscito per i tipi della triestina Beit – rappresenta […] una sfida, non soltanto perché va scritta tenendo presenti mappe mentali differenti, ma anche perché la letteratura storica esistente non ha ancora articolato e risolto tutte le questioni che rimangono aperte nelle vicende di questo paese”.
“Dimentica solo chi vuole dimenticare. Io non ho dimenticato nulla. E non voglio farlo”. Anzi Lev Razgon “sente il bisogno di raccontare almeno una parte del dramma che ha vissuto con la sua generazione” e sceglie di scrivere, di trasformare la propria “vita offesa” in un lungo romanzo. Le pagine, quindi, raccolgono i ricordi, ma non si tratta di mera esposizione dei fatti: ogni episodio, ogni stadio della sua terribile esperienza è sviscerato e commentato nella ricerca tenace di risposte impossibili.
Il convegno internazionale Vita e Destino, Vasilij Grossman tra ideologie e domande eterne, tenutosi a Torino dal 19 al 21 febbraio di quest’anno e la pubblicazione per i tipi di Marietti 1820 de Le ossa di Berdi?ev. La vita e il destino di Vasilij Grossman – saggio storico sulla vita e sull’opera del grande scrittore russo – attestano l’interesse anche nel nostro paese per uno dei più grandi e meno conosciuti romanzieri del ‘900.
La falce c’era pure sulla copertina di A Broken Frame, secondo disco dei Depeche Mode, il primo senza il dimissionario Vince Clarke. Vinse anche un premio quella cover ideata da Brian Griffin, visual artist tra l’altro degli Echo and the Bunnymen. L’immagine, che apparirà nel 1989 sulla prestigiosa copertina della rivista Life, in un articolo sulle migliori foto degli anni Ottanta, ritraeva una donna di spalle, con la falce, in un campo di grano rivolta verso un cielo scuro e minaccioso.
Professore di Storia contemporanea all'Università di Napoli "Federico II", già docente di Storia sovietica alle Università di Yale e Harvard, Andrea Graziosi (Roma, 1954) ha recentemente pubblicato per i tipi del Mulino “L' Urss dal trionfo al degrado. Storia dell'Unione Sovietica (1945-1991)”, un interessante saggio che avvalendosi della vasta documentazione venuta alla luce dopo il 1991 dagli archivi dell’URSS, ricostruisce mezzo secolo di storia sovietica. Il libro di Graziosi, corredato da una ricchissima bibliografia, ha tra gli indubbi meriti quello di affrontare in ottica storica, scevra da pregiudiziali ideologiche, questioni di grande momento. È davvero singolare che un saggio di siffatta importanza sia stato pressoché ignorato dalle riviste di geopolitica italiana.
“Al Bazar il 21 mattina i morti erano raggruppati come mucchi di stracci, nella mota e nello sterco umano, lungo la palizzata che limita il piazzale verso il fiume. Ce n’erano una trentina. Il 23 mattina ne ho contati 51. Un bambino succhiava il latte dalla mammella della madre morta, dal viso color grigio. La gente diceva: questo sono i boccioli della primavera socialista. Nella Puskinskaja scendevo un pomeriggio verso il centro. Pioveva. Tre besprizornye passarono davanti a me, finsero di accapigliarsi. Uno ricevette uno spintone ed andò a finire contro una donna che portava una pentola di Borsc, raccolta dentro un fazzoletto. La pentola andò per terra e si spezzò.
"Sull’isola c’era una guardia di nome Kostja Venikov, era giovane. Faceva la corte a una bella ragazza, anche lei deportata. La proteggeva. Un giorno, dovendosi allontanare, disse a un compagno. ‘Sorvegliala tu’, ma quello, con tutta quella gente intorno non riuscì a fare granché… qualcuno la prese e la legò a un pioppo: le tagliarono il petto, i muscoli, tutto quello che si poteva mangiare, tutto, tutto… avevano fame. Bisognava pur mangiare"
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