“'Omnia mea mecum fero': portarsi tutto, disfare la sera e rifare al mattino, è il rito nomadico che rende irreversibile il distacco da casa. Ma non puoi capirlo, se il viaggio dura un giorno solo” (Rumiz, “È Oriente”, p. 11)
Pubblicato per la prima volta nel 1937, Azarel arriva in Italia sulla scia del successo ottenuto in America nel 2001, cui hanno fatto seguito traduzioni in più lingue. La sproporzione del gap è umiliante: è nientemeno a distanza di settantadue anni che Fazi riesce a restituirci un autore dimenticato nella sua terra e purtroppo ancora pressochè sconosciuto in gran parte del mondo.
Questo bianciardino è decisamente brigante: si spezza sul più bello e costringe il lettore a fantasticare su quel che l'artista avrà raccontato più avanti. Limite, o forse punto di forza incontrovertibile di un fascicolo nato sì per restituire luce e considerazione a un autore notevole come il Bianciardi, ma anche per denunciare le condizioni dell'editoria nostrana e per invitare i cittadini a una riflessione sui costi reali e sulla necessità della circolazione agevolata delle opere d'arte, ben differenti dalle semplici e industriali pubblicazioni; per costringerci a informarci dei soprusi e dell'arroganza dei distributori, e della condotta di quei grandi gruppi editoriali che legalmente taglieggiano la concorrenza.
A volte, solo qualche volta, capita che un libro ti colpisca con tale intensità da toglierti il fiato. E' una fortuna rara, un privilegio che purtroppo è concesso a pochi. E' qualcosa che fa male ma che trasporta dentro sè il sublime: merita di essere affrontato e subito senza riserve, ma con la consapevolezza e la totale accettazione del fatto che questo romanzo è meraviglioso. Spietato, Ieri si concede come un amante che si spoglia per l'ultima volta; rarefatto, come sono certe emozioni che non danno mai abbastanza al cuore; triste, come tutto quello che descrive l'incompletezza dell'essere umano.
Poche settimane fa, maggio 2007, ho avuto la fortuna di scoprire, leggere e raccontare il libro d’esordio di Sergio Ercini, intellettuale e politico umbro, classe 1934. Invito quanti non avessero letto l’articolo ad approfittarne adesso, prima di leggere l’intervista (puntando qui). Ringrazio l’autore per la disponibilità e per l’intelligenza delle sue risposte. Buona lettura.
Dedicato a chi ha dimenticato lo Stato Libero di Fiume
DISCORSETTO INTRODUTTIVO. La FinestraGiraffa – Ablak-Zsiráf – era il sussidiario dell’ultima generazione di giovani magiari educati da un regime comunista. “L’ultima FinestraGiraffa” è il nuovo sussidiario – quello dell’educazione alla libertà, alla tolleranza, alla democrazia e alla ricerca della verità, e alla indomita lotta contro ogni menzogna – scritto da un giovanissimo ed eclettico artista ungherese: il poeta, pittore, fotografo e romanziere Peter Zilahy, classe 1970.
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