Dili, 21 luglio 2011. La Madre Superiora prof. Guilhermina Marçol, persona d’alto rango sempre occupatissima, mi ha gentilmente concesso vari colloqui. Inoltre sono sempre stato alla sua destra in refettorio, e quindi ho potuto farle molte domande cui lei ha risposto puntualmente e molto sobriamente in italiano/portoghese/inglese. È una donna che parla pochissimo, come tutti i timoresi. I quali hanno un carattere molto fiero, semplice, di profondissima fede cattolica. A Timor Leste non esiste nessuna minoranza religiosa (ma questa compattezza è inficiata da profonde rivalità etnico-politiche).
20 Luglio 2011. Stamattina mi sono alzato presto, la colazione era la solita, pronta, accurata e coperta con una candida tovaglia: uovo, wurstel, marmellata di arachidi, la tremenda margarina, caffè, due banane, due kiwi, una grossa ciambella di papaia ancora con buccia e semi, due pagnottini, una grossa fetta di pane dall’aspetto di torta, ma è pancarré. Mangio le banane, bevo il caffè, appaiono due suorine gentilissime che mi salutano, una si siede. Spiego che devo andarmene subito all’ambasciata perché l’ufficio chiude alle dodici e molta gente resta inascoltata da quei miserabili beduini e deve tornare il giorno dopo.
... il padre l’ascoltava in silenzio tenendo la testa alta e fissandola in viso. A un certo punto ha estratto una specie di borsellino e io ho distolto lo sguardo. Siccome in camera mi hanno fornito di tè e chicchere, e zucchero, e bicchieri col coperchietto anti insetti, e il tutto coperto da un candido tessuto tutto ricamato all’uncinetto, e ho non solo un frigorifero pieno di bottiglie, ma anche una di quelle damigiane di plastica celeste capovolta, fonte di acqua gelida e bollente, mi sono fatto un tè timorese, piuttosto buono. Sentivo dalla finestrella del bagno, dove una passera ha fatto il nido, che gli uccellini sono nati. Il loro verso è più simile allo zirlare di insetti. Poi sono uscito.
Dili, 18 luglio 2011. Stamattina la madre superiora mi ha dato un passaggio fino in centro, piuttosto vicino. È scesa a un palazzo amministrativo, ridipinto da poco e ha ordinato al conducente di accompagnarmi prima all’ufficio della compagnia Merpati, poi all’Ambasciata Indonesiana. Prima, per errore siamo finiti in un altro ufficio, l’autista mi ha seguito, come se non sapessi spiegarmi. Già questo mi ha dato fastidio: un banale di 25 anni disoccupato che fa l’autista per le suore. Forse un buon posto. Le suore cercano di aiutare gli emarginati e così si vedono nel loro terreno ortolani spastici, inservienti emiplegici, povere minorate mentali, come all’Università di Padova (che li assume per legge).
“Quindici alibi” ossia quindici racconti dell’Altrove (non si pensi quindi ad Alibi in senso giallistico-poliziesco), tra cui uno “L’invariante di Khelm”, lungo come un romanzo breve. È questo l’ultimo lavoro dell’infaticabile professore padovano, sempre impegnato tra ricerca letteraria e viaggi esotici.
[continua da qui] E. ed io noleggiamo spesso una moto. Siamo stati fermati varie volte dalla polizia. Il casco è obbligatorio solo per chi guida. Ci vuole un permis internazionale che E. possiede in fotocopia. Andiamo nel centro della città al mattino alle 9 circa, al grande mercato coperto. Parcheggio a pagamento e via al suo ristorantino del cuore, tavoli in alluminio, pavimento coperto di cartacce e peggio.
Il Sakal di Sihanoukville (Cambogia occidentale) è un alberghetto modesto, pulito e amichevole, quasi sempre full, con annesso ristorante e abbeveratoio. Ho mandato un'e-mail a E. che era già lì; mi ha prenotato l'unica stanza libera. Grande, non luminosa, abbastanza silenziosa. Si vede il canale Rai. Le canne del cesso si sono rotte due volte, la prima volta nel cuor della notte, allagando tutto. Sulle prime credevo che fosse il solito scroscio tropicale. Quando mi sono reso conto che l'acqua sarebbe presto esondata dal bagno, ho messo le valige sul letto, sono uscito scalzo in bermuda, e sono corso al bar. C'erano i soliti bevitori insonni. Ho avvertito il vigilante della sicurezza, che non ha capito nulla.
09 01 11. De Birmania. Moneta: kyat (pron: ciàt). Non esistono monete metalliche. Si viaggia a destra. Ci sono due versioni. La prima: per far dispetto agli inglesi, (d'altronde in tutta l'Indocina si viaggia a destra con esclusione della Thailandia). Seconda: la decisione fu presa dopo aver udito il vaticinio di un veggente. Alcuni generali sono estremamente superstiziosi. (Sono anche certi che il numero più fortunato sia il 9 e ne tengono conto nelle decisioni politiche, che quindi sono, in parte, prevedibili. Notare: grosse manifestazioni sono avvenute l'8-8-88!). I Birmani sono buddisti; hanno anche molta fede nei Nat (potenti spiriti protettori). Ce ne sono a decine e sono celebrati con grandi feste.
Bagan, domenica 19 dicembre 2010.
Aeroporto Suvannabumi, 10 dic 2010, ore 13
LUNGA VITA AL RE. Ogni anno, dal primo dicembre, Bangkok è sempre in festa per almeno una settimana. Infatti il 5 di questo mese ricorre il genetliaco del sovrano, che ha 83 anni. Il suo regno è il più lungo in oltre due secoli di dinastia (oltre sessant'anni). Lo sfarzo delle cerimonie è difficilmente descrivibile. Non esiste nulla di simile fuori dall'Asia: dovunque, in tutta la capitale (e in tutta la Thailandia) si vedono suoi enormi ritratti, fotografici, o virtuali, fatti di sola luce sulle facciate dei grattacieli; ogni fermata di metro, ogni centro commerciale, ogni strada ha dei grandi altari dorati, colmi di fiori, di offerte al sovrano.
IL MIO ARRIVO A KRUNG THEP
Puttaparti, 8 settembre 2010. FESSACCHIOTTI A PUTTAPARTI. Parte II.
Madurai, 29 agosto 2010. Partito da Trichi, abbandonato il funesto hotel Annamalai dalla reception nazista e villana (come del resto è anticipato anche sulla guida Lonely.) Ma ero stato cacciato dal dirimpettaio hotel governativo Tamil Nadu dopo tre giorni. Mi avevano correttamente avvisato all'arrivo e non ho nessun rilievo da fare su di loro: un hotel modesto (costa 500 rupie con A/C), ma cortese, e mi hanno fatto anche lo sconto del 10% senza che chiedessi nulla. Naturalmente: noiosa burocrazia statale, carte, firme. Però macchinari e stampanti modernissimi e veloci.
Puducherry, Ferragosto 2010.
SI', NO, MAH. Appena venuto al mondo il neonato si esprime attraverso un'unica struttura linguistica: il pianto. Non percepisce la madre se non come capezzolo, è guidato nella sua ricerca, non dalla vista ma dall'olfatto. Posto accanto alla mammella, detta ricerca avviene con un movimento verticale della bocca (e della testa). Quando il neonato è sazio, rifiuta il capezzolo offerto con un movimento orizzontale della testa verso destra o sinistra.
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