Per una volta coraggiosa e inusuale fu la scelta dell’Academy Awards, quando poco più di un anno fa decise di premiare con l’Oscar per il miglior film straniero il giapponese Okuribito – divenuto poi Departures, anche sul nostro mercato -, scalzando così dalle posizioni acquisite il favoritissimo Valzer con Bashir e la Palma d’Oro Entre les murs (La classe). Una vera e propria sorpresa, soprattutto per il tema trattato dall’opera di Yojiro Takita, evidente già dal titolo, che vista la cornice nella quale competeva difficilmente poteva riferirsi a un qualsivoglia horror o divertissement a base di cadaveri o fantasmi.
Considerato da parte della critica come il capolavoro di Tanizaki, “Libro d’ombra” è citato in una delle lettere di Yukio Mishima a Yasunari Kawabata (15 aprile 1946), in cui lo scrittore più giovane affermava che non c’era necessità di questo libro per comprendere che il “Giappone è sempre stato, ai piedi del continente asiatico, una pianura avviluppata dall’immensità della notte”.
GLI ULTIMI TRE ANNI DI UN LETTERATO PENITENTE
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