Riflettere sul rapporto tra corpo tecnologico e sostrato emozionale, sull’incontro tra strumento e la sua espressione, vuol dire automaticamente riflettere sul cinema.
Se è vero che lo specifico cinematografico si compone delle due istanze - luce ed emozioni, linguaggio e visione, macchina e storia - allora un’analisi della dialettica tra queste due variabili, entrambe causa ed effetto del “fare film”, non può essere che cortocircuito autoreferenziale, metadiscorso sull’essenza del cinema. Un film che “parla” di tecnologia e sentimenti racconta anche di sé, definisce una categoria espressiva, apre considerazioni sul senso e sulle sue finalità.
Una storia d’amore, piena di poesia e di dolcezza. Due ballerini, Fred (Marcello Mastroianni) e Ginger (Giulietta Masina) vengono convocati da una televisione commerciale, circa trenta anni dopo il loro addio alle scene, per danzare un’ultima volta. Si erano lasciati nel pieno della maturità artistica: rompendo un legame che era anche sentimentale.
Perché l’umanità possa avanzare, e non rimanere sospesa sull’orlo del baratro, dobbiamo camminare mano nella mano, i cosiddetti sani con i cosiddetti pazzi. Ehi! “Sani”! Che cosa significa la vostra salute?! ... Dovete rassegnarvi, finalmente, a dire a voi stessi: “Dobbiamo vivere con loro, mangiare con loro, bere con loro, dormire con loro”. A cosa vi serve la libertà se non avete nemmeno il coraggio di guardare negli occhi la verità: con la vostra cosiddetta “salute” avete portato il mondo sulla soglia della catastrofe. … L’umanità è giunta a un punto vergognoso! Non siamo liberi da noi stessi!
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