Gli Explosions in the sky tornano dopo 4 anni, con il loro sesto album che s'intitola:“Take care Take care Take care”. E' un lavoro prodotto artisticamente dagli stessi EITS e registrato da John Congleton e ripercorre, smentendo le voci su dei forti cambiamenti artistici, le strade già tracciate nei dischi precedenti.
Il Texas è uno degli stati simbolo degli Stati Uniti, quello di Stephen Austin (uno dei colonizzatori della regione), dei Rangers, di Alamo, dei Comanche, dell'omicidio a Dallas del presidente Kennedy ed infine della dinastia Bush, uno Stato sempre indomito, che fu repubblica dal 1836 al 1845, che durante la guerra di Secessione fu uno dei più accaniti sostenitori della Confederazione e che fu reintegrato nell'Unione solo nel 1870, de «Il petroliere» di Paul Thomas Anderson, lo Stato, simbolo del West, dove soffia incessante il vento.
«Forse è colpa del vento.
-Il vento?
-Sì, questo maledetto vento del Texas. Non smette mai di soffiare.
Tutto il blues dalla A alla Z. A scriverne, un esordiente d'eccezione: il musicista Fabrizio Poggi, armonicista classe 1958, anima dei Chicken Mambo, popolari più negli States che da queste parti. Il blues, "unica musica popolare realmente americana", nasce negli hollers e nelle work songs dei neri, diventate uno stile solo col passare del tempo. È uno dei pochi stili in cui i silenzi e le pause sono importanti quanto i suoni. "Less is more", insegnavano i vecchi maestri, e Poggi è uno di loro. Robert Johnson sarebbe orgoglioso di lui.
Ho letto questo romanzo di Lansdale, o meglio, riletto dopo un paio d'anni, subito dopo aver terminata la lettura de “Le onde” di Virginia Woolf. L'effetto, sul momento, è stato straniante. Come uno spumante dopo un brunello, per dire. Tanto pastoso e meditativo quest'ultimo quanto frizzante il primo. Non sono troppo certo di questo parallelismo, ma si fa per dire. Comunque una lettura che mi ci voleva, credo, per disintossicarmi dalla Woolf. La scrittura di Lansdale è piana, scorre via sotto gli occhi come i paesaggi dal finestrino di un treno, ma riesce a non essere mai banale, e tratta temi, a quanto ho letto anche nelle altre recensioni apparse qui su Lankelot, interessanti ed in modo piacevole.

The Earth Is Not A Dead Cold Place Un titolo manifesto per un album di emozioni cristalline.
Questo racconto lungo - o romanzo breve, vedete un po' voi - rappresenta probabilmente l'apice della produzione trash di Joe R. Lansdale. Pubblicato originariamente nel 2002 e riedito i Italia dalla piccola casa editrice Addictions, nella collana I Misteri - curata tra l'altro da Andrea G. Pinketts e da Andrea Carlo Cappi, Bubba Ho-Tep, già dal nome, è un terzo egittologia spicciola, un terzo mitologia rockabilly americana e un terzo di burinismo sudista in puro stile Lansdale. Il tutto farcito con la abituale ironia scanzonata dello scrittore-sceneggiatore americano.
I romanzi Joe R. Lansdale hanno una caratteristica innegabile: si leggono tutti d’un fiato. E poi i protagonisti risultano quasi sempre simpatici, o per lo meno si instaura tra loro e il lettore immediatamente una empatia.
È il caso di questo romanzo lungo, Echi perduti, un thriller che racconta la storia di Harry, un ragazzo che – in seguito ad un problema ad un orecchio – acquista il potere straordinario e terrificante di sentire il dolore, la sofferenza e le morti avvenute nei luoghi che si trova a percorrere, negli oggetti che tocca quotidianamente.
Una delle qualità che più colpisce in Joe R. Lansdale è la capacità, con la sua scrittura, di tenere il lettore letteralmente attaccato alle pagine, per farlo sprofondare in un vortice pericoloso di violenza e delirio.
Nel libro “Il lato oscuro dell’anima”, l’autore non lascia spazio a particolari descrizioni, per mettere in piedi un horror/thriller duro, folle e ricco d’azione.
"Solo la nostra memoria fa sì che certa gente sia esistita. Che siano stati importanti o no. Nessuno parla più della vecchia Maggie. Non so di nessuno che la ricordi all'infuori di me. Che ricordi le cose che cucinava, cose di cui, se mi concentro un po', sento ancora il sapore. Che ricordi le sue storie, strane e meravigliose, raccontate senza esitazioni. Forse però sono presuntuoso. Lei ha una famiglia da qualche parte. Potrebbero essere vivi. Vecchi come me o forse anche di più. Loro potrebbero ricordare. Ma non possono avere i miei stessi ricordi. Maggie. Che ora non c'è più. Uccisa” (p. 239).
Black Oak, Texas Orientale. “Non è esattamente un sobborgo. Si trova quasi in aperta campagna e da queste parti tutti possiedono da uno a tre acri di terra. I residenti sono per lo più gente tranquilla e fingono con gusto di vivere nei sobborghi, ma è una dannata sciocchezza. Accanto alla nostra casa scorre un torrente e alle nostre spalle c'è una fitta foresta da cui, di tanto in tanto, spunta la testa di un cervo curioso (...)” (p. 75)
L'imprevedibilità della trama, in un romanzo di genere – forzando la mano ma non troppo: thriller – è un elemento fondamentale; soprattutto quando, come nel caso di Lansdale, la scrittura è talmente semplice, piana ed elementare che non si può non considerarla artigianale, e dallo stile non ci si attende niente di imprevedibile, né di ricercato, né di disorientante.
Mud Creek, Texas orientale, è una cittadina maledetta: una recente, insensata e micidiale violenza dei suoi cittadini, vittime un guaritore indiano e la sua compagna negra, ha scatenato la rappresaglia del maligno; un'oscura sequenza di omicidi e di zombesche resurrezioni accompagna così la cittadinanza all'olocausto. Sopravvivrà – simbolicamente – soltanto un reverendo in crisi di vocazione, capace di fronteggiare il male servendosi della Bibbia come se fosse una pistola, e tuttavia non in grado di difendere innocenti dalla vendetta. Se ne andrà osservando la cittadina in fiamme, deserta e spopolata, mentre il male striscia e serpeggia altrove, pronto a reincarnarsi.
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