“Sferragliando verso sud suona proprio bene e rende al meglio l'idea di questi viaggi programmati dalla solita improvvisazione e compiuti su treni a dire poco in disarmo su lunghi ferrosi e arrugginiti binari, verosimilmente lunghi come tutta questa inverosimile nazione e attraversati da infinite genti che vorrebbero solamente e semplicemente essere altrove” (Izzo, “Balla Juary. Sferragliando verso Sud”, p. 21).
Ventitre anni, giovane professore fresco di nomina, settentrionale. Una scuola sottoterra, dentro un precipizio, i pilastri come punte d'iceberg. Una scuola di paese, d'un paese che sembra vergognarsi che la scuola esista. Forse non è un caso che quella scuola sia sprofondata. E poi quella scuola è il viatico a una scuola peggiore, quella a cui il professore è stato assegnato, località San Francesco da Stimmate. Profondo sud – quello che le cronache si rifiutano di raccontare. Da quelle parti non c'è segnale per i telefonini, e nessuno tiene il telefono in casa: la scelta serve per evitare d'essere intercettati dagli sbirri. Da quelle parti manca il riscaldamento, spesso: perché le tubature vengono cambiate continuamente.
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