Spiega Mazzacurati nelle note di regia: “Ne La Passione ci sono personaggi che sento molto vicini. Sono esseri che per sensibilità o inadeguatezza sono esposti più di altri alle difficoltà della vita. A volte fanno sorridere, a me per lo più commuovono”. Infatti “La Passione” è una commedia che sa commuovere perché, oltre a situazioni e personaggi grotteschi e divertenti, racconta un vuoto di idee, una difficoltà professionale ed umana nel garantire, sempre e comunque, il meglio di sé.
Pensate ad un caldo, immobile e accecante paesaggio siciliano dei primi anni Sessanta. Le piazze semivuote, arse dal biancore invasivo del sole del Sud, la placida immobilità attraversata dai rintocchi di mille campanili, la morbosa curiosità di sguardi celati dietro giornali e serrande. Un’umanità assorta e silenziosa, un tempo dilatato, il quieto e inarrestabile cri cri dei grilli. Questo lo sfondo.
La vicenda, grottesca, è quella del Barone Cefalù, appesantito dalla realtà stagnante della provincia e alla ricerca di un viatico per il coronamento del suo salvifico sogno d’amore.
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