Sherman Alexie, nato nel 1966 nella riserva indiana di Spokane, Washington, è uno degli scrittori e artisti nativi più importanti e premiati attualmente in circolazione, con alle spalle ormai una vasta produzione narrativa e poetica e persino trasposizioni cinematografiche. Uno scrittore da sempre attento a descrivere nelle sue opere la condizione dei nativi dei giorni nostri (gli splendidi racconti di “Lone Ranger fa a pugni in paradiso” o le vicende di una rock band di soli nativi in “Reservation Blues”), con le loro contraddizioni, problematiche e aspirazioni, sempre con una scrittura delicata carica di critica sociale ma venata da una sottile vena ironica rivolta a 360°.
“No Senatore, qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda” si ascolta ne “L’uomo che uccise Liberty Valance” (1962) capolavoro western di John Ford, secondo a mio avviso solo a “Sentieri Selvaggi” (1956); ed è una frase che racchiude in poche parole tutta l'epopea del West e che si può tranquillamente utilizzare per uno dei personaggi più noti di quell’epoca, Buffalo Bill (al pari di Custer, Geronimo, Wyatt Earp, Toro Seduto, Wild Bill Hickock), conosciuto anche da chi non ha mai visto un film western o non apprezza particolarmente quel periodo storico, e alla cui figura ed in particolare al periodo del Wild West Show Mario Bussoni dedica “Buffalo Bill in Italia – L’epopea del Wild West Show” con la postfazione di Federico Cioni
"La dedica consta di due parti: A e Contro. Questo libro è dedicato a tutti i Canadesi passati e presenti, Gesuiti e Irochesi; Uroni, Francesi, Algonchini, Inglesi, Montagnais, Micmac, Inuit e altri. Possano insieme preservare la loro terra. Questo libro è dedicato contro tutti i dogmatici e i loro eserciti (nei quali alcuni dei sopra citati potrebbe essersi arruolati). Chiunque essi siano, auguro cordialmente loro una calda permanenza all’Inferno.”
“I was too young to be a beatnik, and too old to be a hippie" (Kesey in una intervista del 1999 a Robert K. Elder)
Partiamo dalla fine, se si può considerarla fine, del disastro avvenuto nell’aprile del 2010 in seguito ad un incidente a bordo della Deepwater Horizon, una piattaforma di perforazione della BP situata al largo delle coste statunitensi nel Golfo del Messico.
“I got caught in a storm,
Carried away
I got turned turned around
I got caucht in a storm,
that's what happened to me”
Cosa e come scrivere dell’incredibile romanzo di Shirley Jackson “Abbiamo sempre vissuto nel castello” pubblicato negli Stati Uniti nel 1962 e portato in Italia da Adelphi nel 2009, sono state due domande che mi hanno disturbato parecchio in questi giorni al termine della sua rilettura.
“Ma allora, se Alessandra non vuole essere una femmina perché volete farla essere una femmina per forza?” (pag. 23)
"La censura alimenta le menti perverse più di quanto le alimenterebbe la parola che inizia per C." (Dick Cavett)
«Certe seduzioni son degne di essere conservate al museo dello Smithsonian Institute, accanto allo Spirit of St. Louis» e sono tante le seduzioni di «Pesca alla trota in America», il capolavoro di Richard Brautigan, scritto nel 1961, pubblicato per la prima volta nel 1967 da una piccolissima casa editrice di San Francisco, la Four Season diventando subito un libro culto e oggi finalmente ripubblicato in Italia dalla milanese Isbn con la splendida traduzione di Riccardo Duranti. E cos'è "Pesca alla trota in America"? E chi è "Pesca alla Trota in America"?
Dalla mente che ha creato Beavis & Butt-Head, Mike Judge, il film che non ti aspetti. Divertente, cazzeggione, ma non privo di alcuni riferimenti e critiche alla società americana, ai suoi vizi e alle sue abitudini.
Dal punto di vista economico e sociale, la fase che stiamo vivendo oggi ha avuto inizio negli anni Settanta del Novecento. Le società occidentali avevano raggiunto allora una considerevole opulenza, varcando la soglia di quella che lo storico Eric Hobsbawm ha chiamato eta dell’oro. Ma questo risultato è coinciso con l’avvio di un progressivo degrado etico e culturale.
Fin dalla sua nascita, il fumetto ha mostrato immediatamente di possedere delle enormi potenzialità narrative. «Sul finire dell’Ottocento i quotidiani avevano tentato di incrementare la tiratura della domenica pubblicando la riproduzione di famose opere d’arte, ma l’iniziativa non aveva dato risultati soddisfacenti » (Abruzzese/Borrelli, 2000, p.116).
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