«Albero rovesciato. Figura collegabile al rizoma, presente anche in Plotino stesso e simboleggiante la discesa del molteplice dall’Uno. Presente soprattutto in India, nei Veda e nella Bhagavad Gita. Il simbolo può rappresentare anche il Sole che dispensa i suoi raggi alle creature. In realtà l’albero rappresentato compiutamente è come l’unione tra un albero rovesciato ed un albero dritto, dal momento che procede dalla molteplicità delle radici, si slancia nell’unità del tronco e si articola nella molteplicità dei rami: in questo caso l’Uno è il Medium, ciò che collega le radici ai rami, i quali entrambi sono veicolo di nutrimento e proprio per questo si devono orientare in tutte le direzioni.
"Certo, vivo in un mondo di merda, questo sì, ma sono vivo. E non ho più paura".
2001: Odissea nello spazio è uno più grandi capolavori della storia del Cinema. Complesso, ardimentoso, il primo film di fantascienza adulto. Infatti presto sarà padre di numerosi epigoni, dalle saghe di Star Wars, di Alien, a omaggi riconoscenti a firma di Spielberg, Tarkovskij e altri.
“I’m singing in the rain
Just singing in the rain
What a glorious feelin’
I’m happy again
I’m laughing at clouds
So dark up above
The sun’s in my heart
Full Metal Jacket: l’origine.
ALL WORK AND NO PLAY MAKES JACK A DULL BOY.
Shining: l’origine.
Il film è tratto dal terzo romanzo di Stephen King, “The Shining”, pubblicato nel 1977. King non ha mai apprezzato la traduzione cinematografica di Kubrick: a suo dire, il regista “non riusciva ad afferrare la pura malvagità inumana dell’Overlook, perciò cercava il male nei personaggi e trasformò il film in una tragedia domestica con solo qualche sottofondo sovrannaturale”1.
La luce è tutta naturale: unica concessione, il tiepido riflesso delle candele. La storia è paradigmatica: romanzo della vita del giovane Redmond Barry, signore della piccola contea di Barryville, narrato sin dagli anni della sua giovinezza. Redmond è orfano di padre. Il padre è caduto in un duello.
Vive, irrequieto e ambizioso, nel sogno impossibile dell’amore della cugina, nel desiderio di una vita avventurosa e generosa di ricchezza e di grandezze, nell’attesa di un evento che muterà la sua esistenza per sempre. E sarà proprio l’amore per la cugina a cambiare il corso dei suoi giorni.
Il dottor Stranamore: l’origine, e qualche appunto.
Stanley Kubrick lesse nel 1958 il romanzo “Two Hours to Doom”, dell’ex tenente dell’aviazione della RAF Peter George, pubblicato con lo pseudonimo di Peter Bryant. Comprò i diritti dell’opera assieme a James Harris per 3500 dollari. L’adattamento del romanzo fu inizialmente curato da Kubrick e George a New York e quindi dal regista e dallo scrittore texano Terry Southern a Londra.
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