“Prima di svelare la materia del sogno, dovete lasciarmi il tempo giusto per raccontarvi perché questo viaggio è una poesia. Non un racconto, non un film, non qualcosa da scoprire standogli di fronte, bensì un lungo poema le cui parole sono colori di trasparenza liquida, scandite dal ritmo della pagaia. È lei l'arto unico di un esploratore solitario partito dall'alto dei ghiacci per tuffarsi, quando la sua pelle sarà più sottile, nel basso ventre dei mari” (Sapienza, “La strada era l'acqua”, p. 28).
Difficile stroncare questa pellicola con leggerezza. Non ne mancano le ragioni, per carità. Eppure non si può sostenere semplicemente che questo sia un film mediocre: il problema vero e proprio è che si può individuare un grossolano errore di fondo, e questo errore risiede nel titolo stesso dell’opera. Spiego.
Se il film si fosse chiamato, poniamo, “Everlasting Love”, e fosse stato “liberamente ispirato”, e non “tratto”, dal romanzo di Stanislaw Lem, allora sarei stato qui a recensire, con favore(nonostante la presenza del solito, mediocre e detestabile Jeremy Davies), l’ultimo film dell’eclettico Steven Soderbergh.
“Puoi dunque capire che devono esistere delle cose, delle situazioni…tali che nessuno ha mai avuto il coraggio di realizzarle, al di fuori della propria mente, in un momento di follia, di aberrazione, di pazzia, chiamala come vuoi. Dopo di ciò, il verbo s’incarna. Ecco tutto”. (S.Lem, “Solaris”, cap.VI)
Commenti recenti
1 sec fa
12 ore 13 min fa
12 ore 13 min fa
13 ore 28 min fa
13 ore 29 min fa
14 ore 44 min fa
16 ore 15 min fa
16 ore 39 min fa
16 ore 44 min fa
19 ore 54 min fa