«Caro Bianciardi, tu non puoi saperlo, ma noi siamo la prima generazione di intellettuali-operai. Che buffo, una volta Flaiano ha scritto: “Non ci restano che gli artisti a voler sembrare operai”. Adesso lo siamo diventati per davvero, e non per posa snobistica. C'è stata una sottile evoluzione della specie umana: dal proletariato delle fabbriche siderurgiche e metalmeccaniche a quello dei plurilaureati. Oggi le classi meno agiate sono spesso quelle che hanno il più alto grado di istruzione. Senza soldi, senza futuro e senza nulla da perdere e da rimpiangere». Vero. Almeno: sin qua.
“Oggi è il mio compleanno, e ricevo una bella sorpresa. Leggo un annuncio che dice RICHIESTA LAUREA IN LETTERE. Queste tre parole non stanno mai insieme. Mai. Sarebbe come leggere 'cercasi pluripregiudicato' o 'cercasi manodopera con almeno due amputazioni'. Sono di quelle richieste che ti costringono a chiederti che razza di posto è quello che ha messo l'annuncio (…) Se metti un annuncio per qualcuno che abbia una laurea in Lettere, sei consapevole di colpire un vasto campione demografico: persone frustrate e ingenue con comprovata esperienza nel prendere pessime decisioni. L'industria (…) chiamata sistema educativo ci ha fregati, quindi potremmo farci fregare ancora” (p.
"Legalizzerei tutto. Per diverse ragioni. Vorrei che continuasse il commercio della marijuana, che venisse comprata e venduta, per quello che è: un'erba benefica senza nessuna proprietà dannosa. Le sostanze che creano assuefazione, tossiche o nocive, dovrebbero essere comunque disponibili ma accompagnate da informazioni esaustive e precise sui loro specifici effetti. Se questo è quello che la gente vuole fare della propria vita, vivere da malati o prendere le distanze dalla vita stessa, va bene, purché siano totalmente coscienti di ciò che fanno ficcandosi dentro. La società può permettersi di assistere quei pochi che, tristemente, pensano che non esista altra alternativa” (Marks, “Mr Nice”, p. 391). Così predicava Mr Nice.
Germania, tardo Ottocento, primo Novecento. Nasce un movimento giovanile che oggi abbiamo dimenticato: i Wandervögel, gli “uccelli migratori”. Si salutavano tra loro dicendo “Gut Licht”, ossia “buona luce”: quella che speravano servisse a scattare buone fotografie. Fotografie che avrebbero raccontato come vivevano, cosa amavano, quale era il loro stile. La quotidianità doveva diventare mito. Erano nudisti, viaggiatori e curiosi, forgiati da un forte senso di appartenenza alla terra e alla comunità.
Irvine Welsh ci svela un segreto: tutto il mondo (editoriale) è paese. “Ho scoperto per caso questo libro l'estate scorsa – scriveva nel 2002 – È stato ripubblicato di recente dalla Black Ace Books, una minuscola casa editrice di Arbroath, Scozia. A mio giudizio, questo romanzo è una delle più grandi opere di narrativa pubblicate in UK negli anni Ottanta, e resto tuttora alquanto stupito del modo in cui è stato trascurato”.
Otto racconti postumi: confessioni di un omosessuale cubano, suicida in esilio per la disperazione d'aver contratto l'AIDS, una vita letteraria caratterizzata da disillusione assoluta – non soltanto sulla natura del regime cubano: sull'essenza del genere umano – e da una scrittura quando consolatoria, quando fertile pioggia nell'arida vita d'una persona a pezzi. Arenas sembra avere nostalgia di tutto: della perduta patria, e del sogno della democrazia; dell'illusione gentile dell'uguaglianza, e della possibilità della libertà; e della menzogna della bontà della specie umana. La menzogna più bella e falsa della storia.
Qualche immagine, per cominciare.
Cantastorie tedesca classe 1970, Judith Hermann è una narratrice pura; sentimentale e leggera, intensa e capace di sprofondare nell'inconscio senza restarne prigioniera, è in grado di giostrare indistintamente prima e terza persona. In questa sua nuova raccolta di racconti, “Nient'altro che fantasmi”, caso letterario in Germania, possiamo avventurarci nei suoi microcosmi intimisti e femminili; graziosi e docili, non sempre prevedibili, nemmeno nelle descrizioni dei triangoli sentimentali, di chiaro retrogusto nouvelle vague. Le ambientazioni variano: dagli States all'Islanda, da Praga a Venezia, da Berlino a Karlsbad; l'amore per le altre culture e gli altri popoli è parte fondante del dna autoriale della scrittrice.
È una questione di civiltà, una questione di umanità, una questione di intelligenza: una Nazione che rifiuta la Convenzione di Ginevra (“sospendendola” nel 2002: p. 169), avalla e pretende di legittimare arresti arbitrari, interrogatori senza limiti e incarcerazione illimitata non può essere parte del consesso delle nazioni democratiche.
Opera prima dell’antropologo e scrittore inglese Nigel Barley, classe 1947, “The Innocent Anthropologist: Notes From a Mud Hut” (1983), tradotto in Italia dalle Edizioni Socrates nei primi mesi del 2008, “Il giovane antropologo” è un libro a metà strada tra il romanzo di formazione e l’atipico diario di un giovane studioso impegnato nella sua iniziatica prima missione all’e
L’ESTRANEO.
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