Quando mi hanno segnalato l'esistenza di questo libro, con un sms proveniente dalla città in cui sono nato, e in cui vorrei tanto poter tornare a vivere, sono rimasto abbastanza interdetto: non capivo che interesse potesse avere avuto Giampiero Mughini, intellettuale irrequieto e non sempre decifrabile, un tempo comunista ma poi collaboratore di testate allineate al forzismo, un tempo attore nei film di Nanni Moretti ma poi catodico e sciagurato opinionista di calcio, a parlare di Trieste.
Rossana Maria Caira è la curatrice – per disposizione della professoressa Michelina Tecchi – del carteggio Stuparich-Tecchi, pubblicato in questo “Con fedeltà immutata” (Loffredo, 2006), completo di un piccolo nucleo di lettere e cartoline di Tecchi a Stuparich, rintracciate dalla professoressa Giovanna Criscione Stuparich. Si tratta, nella maggioranza assoluta dei casi, di documenti inediti, di interesse non soltanto filologico.
“Trieste e l’Istria, abbandonate e tradite nel settembre 1943, sono ancora degne della Patria. La storia risponderà se la Patria è stata degna di loro” (Ercole Miani, “La Resistenza nella Venezia Giulia”)
1952. Poliorcete Visentini da Buie, dalle parti di Umago, Istria, è in fuga, nelle campagne di Gorizia. È in fuga, disperato per non avere patria diversa da quella “catasta di serpenti” che è l'Italia.
L’inadempienza di Gianfranco Franchi è il cospicuo risultato di un appassionato lavoro di edizione svolto dall’Autore, colla complicità di alcuni amici, nell’inverno del 2008.
È grazie alla sensibilità e alla disponibilità delle Edizioni Alet - che ringrazio - se posso riproporvi questo omaggio alla memoria di Scipio Slataper. Il testo che segue è stato pubblicato in edizione numerata fuori commercio, in 500 esemplari, per il Natale 2007: corredata da foto d'epoca, l'edizione è una plaquette necessaria per rinnovare il ricordo di un grande artista. Quanti fossero interessati possono scrivere a contatti@aletedizioni.it per richiederne copia.
gf
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L’ultimo libro di Giani Stuparich (1891-1961), pubblicato – a cura di Pier Antonio Quarantotti Gambini – poco prima della morte dell’artista triestino, è una raccolta di racconti strutturata in tre parti: nella prima, ecco “Un anno di scuola” (1929), l’eponimo “Il ritorno del padre” (1935), “Ricordi istriani” (1961); nella seconda, “Guerra del ‘15” (1931); nella terza, diverse prose tra le quali la celebre “L’isola” (1942).
Scriveva il poeta Carolus Cergoly:
Una pioggia battente sembra non lasciare tregua alla campagna che circonda la casa di Elena, vedova da quasi dieci anni del ciambellano Alving: ed è una pioggia che non conoscerà interruzione fino alla conclusione del dramma, fino all’apparizione simbolica di un sole appena invocato dal giovane Osvaldo.
È un inno eterno di dedizione a una donna morta, a una nazione, a una patria. La donna è Anna Pulitzer: una delle tre amiche cui Scipio Slataper ha inviato lettere d’amore – e di poesia, e filosofia – fra le più belle, senz’altro, della letteratura italiana, rinvenibili a tutt’oggi in Alle tre amiche, volume curato da Giani Stuparich, per la collana mondadoriana dello “Specchio”, risalente al troppo lontano 1958. Anna, affettuosamente battezzata Gioietta da Scipio, si è tolta la vita nel 1910, evento che rappresenta la causa scatenante della decisiva maturazione del poeta (e dell’uomo) Slataper, nonché della redazione del Mio Carso quale oggi noi lo conosciamo.
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