“Le Marchesi! Che strane visioni di esotiche cose evoca solo il loro nome. Nude uri... banchetti cannibaleschi... boschi di noci di cocco... banchi di corallo... capi tatuati e templi di bambù; valli piene di sole dove cresce l'albero del pane... canoe intagliate che si cullano sulle splendenti acque azzurre... selvagge foreste custodite da idoli terrificanti... riti pagani e sacrifici umani” [Melville, “Typee”, Piano B, Prato, 2011; p. 23].
“Non molto tempo fa, avendo pubblicato due resoconti di viaggi nel Pacifico che da più parti vennero accolti con incredulità, mi venne l’idea di scrivere un vero romanzo di avventure polinesiane e di pubblicarlo come tale, per verificare se la narrativa di invenzione venisse accolta come cosa vera: l’esatto contrario, in un certo senso, della mia esperienza precedente” – incipit di Mardi, terzo romanzo di Melville
Quattordici lettere firmate Gesù Cristo o, rapsodicamente e in ogni caso sinonimicamente, “architetto Johannes Baader”: destinate a quattordici personaggi influenti, scritte dall'uomo che sarebbe diventato l’Oberdada, il Dada Supremo. Un intellettuale tedesco intriso di una spiritualità folle e messianica, al di là dei confini dell'irriverenza blasfema: un talento della liturgia dell'enormità mistica. Un mattoide ingovernabile.
Romanzo fantasatirico di un'esordiente tedesca, Eva Baronsky, classe 1968, “Il signor Mozart si è svegliato” (Elliot, 2010) è un divertissement giocato sulla falsariga d'un espediente classico della letteratura tedesca: quello della favola di Peter Klaus, pastore che s'addormenta e si risveglia vent'anni più tardi in un mondo che stenta a riconoscere. È una favola presente, con ovvie varianti, in molte letterature; è tornata a scintillare di vitalità, in Occidente, post “Rip van Winkle” di Washington Irving. Era il 1819.
Charles Murray Higson, alias Charlie Higson, attore, autore televisivo e scrittore inglese classe 1958, si presenta ai lettori italiani con questo “The Enemy”, romanzo “young adult” pubblicato da De Agostini. Si tratta del primo libro di una serie horror ambientata in una Londra apocalittica, in cui dopo una pestilenza tutti i cittadini maggiorenni si sono ammalati o sono morti. Gli ammalati sono impazziti e sono molto affamati. I ragazzini stanno lottando per sopravvivere. Stanno cercando un posto ideale per nascondersi. Il ritmo della narrazione è forsennato, la scrittura ultradialogica, sbarazzina e fresca.
Un anno fa, studiando “Matto per le bambine” (Stampa Alternativa, 2001), sono partito in cerca di notizie su Lewis Carroll, nel web anglosassone. Ho scoperto qualcosa di incredibile: in mezzo mondo, ma non in Italia, era uscita una biografia che aveva travolto tutti gli studi precedenti sul papà di “Alice”, determinando la distruzione del vecchio “Carroll Myth”. Si trattava di questa “In the Shadow of the Dreamchild.
Scopriamo Karen Duve, narratrice tedesca classe 1961, grazie alla curatela e alla traduzione della sua raccolta di racconti del 1999 “La più pallida idea”, firmata da Simone Buttazzi, per i tipi di Comma 22, nel 2009. Buttazzi la definisce un “cane sciolto” della letteratura tedesca contemporanea, dipingendola come un'artista misantropa e distaccata; aggiunge, nella nota, che questi racconti sono “favole moderne e crudeli”, scaturiti da frammenti di vita vissuta. Le ossessioni dell'autrice sono “gli animali, Amburgo e dintorni, gli anni Ottanta, l'attrazione-repulsione per la burocrazia” (p. 155): e l'amore, naturalmente, e tutto quel che ne deriva.
Leopoli/Lemberg, l'antica capitale della Galizia absburgica, è una delle città ucraine reduci dalla grande e odiosa sofferenza del regime socialista sovietico: l’Ucraina ha una storia dolorosa, fatta di sanguinosi conflitti tra i polacchi e i russi, ostinati tiranni d’un popolo che ha faticosamente appena conquistato l’indipendenza. Faticosamente e orgogliosamente, forse non dignitosamente: non si riesce, sembra, a trovare adeguato equilibrio interno.
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