Ci sono persone per cui “celebro messa”: Lenore Kandel, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, la mia ultima scoperta musicale Gil Scott-Heron. Anche il ragazzo nero dagli occhi tristi che sta sempre davanti alla coop e dignitosamente sta lì e se qualcuno gli dà qualcosa lui dice grazie, grazie e ciao, e gli occhi si fanno più tristi, si commuove forse pensando a tutte le volte che non gli hanno dato, non so dove vive, non so dove dorme, che Dio lo benedica. Ascoltando e parlando di Agaetis Byjun dei Sigur Ros io celebro messa per tutti loro. E per l'umanità tutta perché è all'umanità tutta a cui i Sigur Ros si rivolgono.
Immaginate, qualora lo possiate, che Thomas Bernhard avesse imbracciato, anziché la penna, il violoncello; avrete allora Hildur Guðnadóttir. Se esiste un sottofondo anche solamente immaginabile per il corpus letterario dello scrittore austriaco ebbene la violoncellista islandese, classe (da vendere) 1982, ne è l'incarnazione. Ammesso poi che in ambito musicale si possa maneggiare con disinvoltura qualsiasi ipotesi di epifania che non prescinda da una più o meno immacolata concezione. Or dunque, il disco. Chiuque di voi abbia letto, ad esempio, Perturbamento può già figurarsi di cosa sto parlando.
Tornano i suoni magici e limpidi d’Islanda, torna la voce inconfondibile di Jónsi, questa volta non accompagnata dalle vibranti note dei Sigur Rós. Mentre i componenti della band islandese più nota e celebrata al mondo pare si stiano prendendo una pausa per dedicarsi alla loro vita privata, Jón Þor Birgisson ci regala Go, suo secondo disco da solita, ad appena un anno di distanza dall’esperimento ambientale di Riceboy Sleeps, opera interamente strumentale concepita insieme ad Alex Somers, rimasto per l’occasione in veste di coproduttore, unitamente a
Per ascoltare "Export for malinconique" album quasi interamente strumentale de "Il Cielo di Bagdad", trio di Aversa, è necessaria una premessa d'obbligo: per chi ama Sigur Ros, Olafur Arnalds, Mum, Boards of Canada, Explosions in the Sky, God is An Astronaut, etc, etc, "Export for Malinconique" potrà risultare eccessivamente derivativo tanto da spegnere tutto dopo due pezzi, stanco di tutti questi gruppi cloni (e in Italia gruppi di questo genere ne esistono a decine famosi e meno famosi, bravi e meno bravi, come Kobenhavn Store e Port Royal), per chi invece non conosce questi gruppi l'ascolto di questo disco sarà una piacevole sorpresa che li
“Casa mia è sulla frontiera e non sono il solo a pensare sia un’altra città. Pasolini poteva spiegarvelo, ha mancato”.
In principio era Musica, poi nacque la donna, e solo dopo l’uomo. Era ieri, e d’improvviso perdemmo innocenza e Paradiso. C’è una luogo all’estremo Nord della Terra dove il vento non smette mai di soffiare e il mare finisce, diventando neve sulla sabbia. È l’Islanda, ed è quel che rimane del Paradiso.
Niente. Silenzio. Vuoto. Profondità. Alba. Tramonto. Tutto dentro due parentesi vuote "( )", una vagina virtuale dentro cui ritornare, come un reflusso del parto, come se il liquido amniotico non fosse mai abbastanza, e occorra ubriacarsene fino a stramazzare avvelenati al suolo per la composizione chimica ingerita. Mi chiedo ogni quanto nascano gruppi che sfiorino la genialità e innovazione la scena contemporanea musicale, gruppi che arrivino in odore di santità senza nemmeno dare un segno, ma fluttuando verso l'alto, senza avvertire.
“Takk is probably richer than the other albums. We’re always learning. When we made Von we had to learn how to use the recording equipment because we wanted a certain sound and mood to come forth in the recordings. We also learned a lot from Ken Thomas while recording Agætis byrjun. He taught us that music is about a feeling and a mood rather than frequency and other bullshit.
E' sempre la solita storia. Non conosco la lingua Islandese. Arrivo a casa. Sono le 2 e mezza, non ho l'orologio. Non mi ricordo in che condizioni ero.
Lento, mi riesco a mettere sul letto. Stanco, mi metto sotto le coperte.
Mi viene automatico premere il tasto Play.
Non riesco a dormire se non ascolto musica. Cioè non riesco a stare bene se non ascolto musica, se non la suono.
Queste sono tutte abitudini, che non servono a niente. Scordatevi ciò che ho scritto. Premo play. E questo capolavoro inizia a cantare.
"Ágaetis Byrjun". Sigur Rós. E tutto fuori e silenzio. Tutto è in sospensione.
"Intro". Sembra suonare al contrario. E voce ed elettronica. Poi e rumore lieve. "Svefn-g-englar" incomincia poi.
Islanda, 1994. Nascono i Sigur Rós, nello stesso giorno in cui nasce la sorella del frontman Jón þór Birgisson detto Jónsi: la piccola Sigurrós. Il nome, piuttosto diffuso tra le donne islandesi, significa “Rosa della vittoria”.
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