"La nube purpurea" di Shiel è un’opera letteraria seducente e appassionante. È senza dubbio opera dalle atmosfere fantasiose e sulfuree, e divagazione tetra sulla natura dell’essere umano e sulle contraddizioni che lo compongono; è, al pari ad esempio del “Signore delle Mosche” di Golding, una riflessione sulla violenza, sulla fragilità delle difese della logica, non appena a questa venga opposto l’istinto o il lamento rabbioso dei desideri; è una contemplazione furiosa, infine, della solitudine, e rappresenta un ambizioso progetto di espressione solipsistica.
La triste parabola dell’atipico Guido Morselli, scrittore di estrazione borghese e granitica vocazione letteraria, si è conclusa nel 1973; rimasto pressoché inedito sino alla fine dei suoi giorni, ha conosciuto da spettro una progressiva affermazione italiana ed europea. Era uno scrittore scomodo. Era un talento distante dall’accademia, distante dai circoli culturali, dal gotha delle avanguardie. Aveva uno stile estraneo alla contemporaneità: era un estroso autodidatta, dalle disordinate e controverse letture.
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