“In equilibrio su un sottile crinale di acciaio lucente. Com’è limitata la vita”.
“Dicono che il Giappone è nato da una spada; dicono che gli antichi dei hanno immerso una lama di corallo nell’oceano e che, al momento di estrarla, quattro gocce perfette sono cadute nel mare e che quelle gocce sono diventate le isole del Giappone. Io dico che il Giappone è stato creato da una manciata di uomini coraggiosi, guerrieri disposti a dare la vita per quella che sembra ormai una parola dimenticata…onore”
Non ho né vita né morte. L’eterno è la mia vita e la mia morte(Bushidō)
GLI ULTIMI TRE ANNI DI UN LETTERATO PENITENTE
Takeshi Kitano soffre di una paresi facciale: se in parte dei film precedenti questa sua caratteristica non costituiva un limite, in questa sua opera si rifrange impietosamente in una messinscena bieca e monolitica. Primo film in costume del demiurgo di “Mai dire Banzai!”, pessima pellicola para-fumettistica e farsesca dal ritmo soporifero e dal fastidioso sfarzo grandguignolesco (non funzionale, né, paradossalmente, divertente come nel “Kill Bill Vol.
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