Heine lavorò a “Il Rabbi di Bacherach” tra il 1824 e il 1826. Poi per parecchio tempo di quest’opera, che lo stesso autore aveva preannunciato come “un libro che gli Zunz di tutti i secoli definiranno una fonte storica”, si persero le tracce. Solo nel 1840 Heine decise di pubblicarla, come frammento, nel quarto volume del “Salon”.
Vienna, fine ‘800, Felix e Maria, giovani e innamorati. Lui è malato di tisi e viene a conoscenza del destino che lo aspetta: morirà entro un anno. Dopo aver inizialmente taciuto, decide di confidarsi con Maria. La ragazza è stravolta dalla notizia e, in preda alla disperazione, afferma di non voler lasciare il giovane: E comunque senza di te io non vorrò vivere.
I due amanti sono allacciati da una sentenza di morte annunciata. Maria spera che il suo compagno riesca miracolosamente a guarire, Felix, invece, non si dà alcuna speranza.
La morte tragica e sconvolgente di Yukio Mishima, lo scrittore giapponese attratto dalla conoscenza, dalla bellezza, dalla tradizione, dalla lealtà e dall’integrità morale, è un avvenimento che ancora oggi è oggetto di discussione, perché dietro le quinte del suo rituale spettacolare non c’è soltanto l’apoteosi del personaggio. Tra i motivi che hanno spinto Mishima a compiere nella spettacolarità il folle gesto, troviamo la difesa dei suoi ideali - che sono quelli di un popolo intero - minacciati dalla decadenza e dalla morte dello spirito.
Premessa
Ho trovato la traduzione di Aurora Ciliberti troppo letterale: e benché ammetto che la resa perfetta non possa esistere, questa ha spesso negato quelle sonorità che Auden aveva creato, stabilendo il clima adatto a una lettura immersa in un acquario di musica e immagini.
***
Un sonno senza sogni nel letto degli opposti
Non ho potere divino: la mia lealtà è il mio potere (Bushidō) Perché mai un divino imperatore ha voluto farsi uomo?
““Stava viaggiando dal passato al futuro, trasportata senza una meta sul tempo infinito del mare.
O non stava forse compiendo un viaggio interminabile dalla terra della costanza a quella dell’impermanenza?” (pag.58)
A dispetto del lugubre titolo della silloge, nell’impatto con i “Sonetti Funebri” non si corre affatto il rischio di annoiarsi, ma piuttosto il pericolo di lasciarsi gradevolmente abbacinare dalla malia seduttiva dell’arcana atmosfera barocca. Pur nell’arduo cimento, inevitabilmente richiesto dal confronto con un antico retaggio stilistico, la lettura non risulta oltremodo difficoltosa, ma ricca al contrario di sorprendenti effetti piacevoli, là dove ad esempio si accende il lampo di una sontuosa metafora: “Oh, temerari, oh lusinghiero stato,/golfo di scogli, spiaggia di serene!/Trofei sull’acqua sono mille antenne,/che, cadute, nessuno più ricorda.” (Sul sepolcro che alzò Cordova in onore della Regina Donna Margherita. 1611 pag.
GLI ULTIMI TRE ANNI DI UN LETTERATO PENITENTE
Leggere Thomas Bernhard mi costa sempre un po' di fatica. I suoi libri non sono mai facili eppure riescono ad attrarre per via di uno stile che affascina e di personaggi particolarissimi. Il titolo originale del libro è “Beton”. Esce nel 1982.
Commenti recenti
1 sec fa
42 min 34 sec fa
47 min 26 sec fa
48 min 16 sec fa
13 ore 43 min fa
14 ore 11 min fa
14 ore 16 min fa
14 ore 17 min fa
14 ore 19 min fa
14 ore 38 min fa