Opera prima di Fiorenza Aste, letterata trentina classe 1961, “Cocci di bottiglia” è una raccolta di dodici racconti, scritti – leggiamo nella prefazione – “qualche anno fa”. Introduce Antonella Lattanzi: “Cocci di bottiglia è il libro delle piccole cose. Sensazioni, più che grandi avvenimenti. Particolari minimi, a spalancare un’orda di ricordi. Tutto il dolore concentrato nel verde di un cappotto, la morte di una madre in porte legate e case vuote, l’amore fraterno in una zuppa di biscotti e latte, la solitudine, dentro una casa famigliare.
Guillaume e Bertrand, giovani studenti universitari, conoscono una ragazza in un caffè parigino. Lei è Suzanne e si prende subito una cotta per il primo, più grande e intraprendente dell’amico. Ma la storia tra i due non ingrana, perché lui ha solo voglia di divertirsi, mentre lei è perdutamente innamorata. Bertrand è il terzo incomodo e la storia passa spesso al vaglio del suo giudizio – di parte e maschilista – che giudica superficialmente Suzanne una ragazza facile, solo perché ha passione e desiderio da vendere e ama Guillaume dal primo giorno che l’ha visto.
A Parigi, un giovane studente, che bivacca spesso in un caffè parigino del quartiere Monceau, nota una ragazza, Sylvie. Ogni giorno i due si guardano fino a quando il nostro non decide di farsi avanti: riesce ad abbordarla con una scusa e a strapparle un appuntamento per il giorno dopo. Ma lei scompare e non si fa più vedere. Lui non demorde e tutti i giorni si presenta alla stessa ora e nella stessa zona dove l’aveva incontrata. Consuma la sua attesa mangiando dolci, che compra quotidianamente in un forno. Qui conosce Jacqueline, una fornaia giovane e procace. Appena lei si prende una cotta, lo studente le chiede di uscire insieme a lui una sera.
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