Reinaldo Arenas nasce in un villaggio di campagna dalle parti di Holguín (Cuba) il 16 luglio 1943 e muore suicida a New York, il 7 dicembre 1990, dopo aver contratto l’Aids ed essersi ammalato del morbo più terribile: la nostalgia. Arenas non amava la Cuba comunista e dittatoriale di Fidel Castro, ma odiava con tutto il cuore anche la Miami degli esuli cubani e il capitalismo statunitense. La realtà non è mai monodimensionale e le opinioni dei veri intellettuali raramente coincidono con il bianco e con il nero. Tra l’altro Arenas fu inizialmente favorevole alla rivoluzione, credette nell’uomo nuovo profetizzato dalla retorica nazionalistica e si arruolò nelle truppe castriste.
CUBA SARÀ LIBERA, IO GIÀ LO SONO. Omosessualità sotto regime comunista cubano: galera inclusa. La dolorosa e sofferta esperienza del grande Arenas, artista eretico e libertario, nemico dei regimi totalitari e del capitalismo, è stata trasfigurata nei versi dello “Sposo del mare”, coraggiosamente e onestamente prefati dal professor Héctor Febles e ben tradotti dal giovane letterato Claudio Marrucci, empatico autore d'una appassionata breve biografia del poeta cubano.
Otto racconti postumi: confessioni di un omosessuale cubano, suicida in esilio per la disperazione d'aver contratto l'AIDS, una vita letteraria caratterizzata da disillusione assoluta – non soltanto sulla natura del regime cubano: sull'essenza del genere umano – e da una scrittura quando consolatoria, quando fertile pioggia nell'arida vita d'una persona a pezzi. Arenas sembra avere nostalgia di tutto: della perduta patria, e del sogno della democrazia; dell'illusione gentile dell'uguaglianza, e della possibilità della libertà; e della menzogna della bontà della specie umana. La menzogna più bella e falsa della storia.
REINALDO ARENAS POETA
Ultima luna
di Reinaldo Arenas Fuentes
Por qué esta sensación de ir a buscarte
hacia donde por mucho que vuele
no he de hallarte.
Qué terror sin tiempo ahora me impele
a por sobre tanto terror siempre evocarte.
No ha de encontrar sosiego nuestra pena
(que hallarlo sería comenzar otra condena)
y por lo mismo jamás cesaré de contemplarte.
È impossibile presentare questo libro meglio di come fa il postfatore Guido Vitello che cita le salaci considerazioni di Fernando Arrabal, grande scrittore dotato di acuta ironia e senso dell’umorismo.
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