"Perle" è stato un gradito omaggio. Ricevuto, come alcune piacevoli sorprese, direttamente via e-mail, sotto forma di allegato e-pub, dalla Quarup, una casa editrice pescarese che, nonostante sia abruzzese come la sottoscritta, la sottoscritta non conosceva affatto.
Tornare a leggere Mia Couto, come avevo sospettato fin dal mio primo Couto (Veleni di Dio, medicine del diavolo, Voland, 2011), è stato esaltante e sorprendente. In sostanza: non mi aspettavo nulla di meno. E non posso che continuare a ribadire che questo scrittore è una delle scoperte più stuzzicanti e stimolanti che abbia compiuto negli ultimi tempi.
La maledizione degli affetti. La maledizione degli affetti. La. Maledizione. Degli. Affetti. Maledizione. Affetti.Non è un titolo che, non appena lo leggi, ti stende? Ti butta al tappeto. Knock Out. Quattro parole, quattro pugni in volto: articolo e preposizione di studio, i nomi ad affondare. Almeno, su di me ha avuto questo effetto. Difatti ho dovuto aspettare del tempo per poterlo leggere. L'avevo qui, sul computer, questo e-book, e ogni tanto l'aprivo, ne leggevo qualche brano, richiudevo. Credo di averlo letto, a pezzi e bocconi, come si dice, quasi tutto, ed alcuni capitoli più volte, prima che mi sentissi pronto a farne una lettura dalla prima all'ultima riga. Come se mi fossi allenato, per mesi, a resistere tutti i rounds del match.
Come reagireste se domani i mezzi d’informazione annunciassero che qualche simpatico cervellone ha inventato una macchina capace di predire, dopo l’analisi di una vostra goccia di sangue, le modalità della vostra morte? Non quando accadrà ma come schiatterete e che quel come non fosse così chiaro come magari vi potreste aspettare ma con delle frasi tipo “Non facendo ciao ma annegando” o “Mandorla”? o “Ucciso da Daniel?” Probabilmente rimarreste agghiacciati ma forse, in fondo al vostro cervello, sorgerebbe il desiderio di provarla o farla provare a qualcuno che vi sta accanto e per il quale magari non provate un grande affetto.
Conosciamo la narrativa dell'elegante e coraggioso scrittore sloveno e mitteleuropeo Drago Janĉar per via del notevole romanzo “Aurora boreale” [“Severni sij”, 1984], pubblicato da Bompiani nel 2008. Quel libro ha saputo dialogare con la coscienza e con l'intelligenza di tanti lettori italiani, e ha raccontato il rimosso segreto della città di Maribor, e dei suoi abitanti. E ha saputo farlo con grande poesia. Ma se fossimo stati più attenti ai cataloghi della piccola editoria, avremmo potuto apprezzare, con due anni di anticipo rispetto al resto dei nostri connazionali, la narrativa di Janĉar.
“Resta con me. Muori per sempre...” (M.M.). Non sopporto la scrittura di chi guardandosi l'ombelico vede solo l'ombelico e di conseguenza è solo questo che vede anche il lettore. Adoro, al contrario, la scrittura di chi pur parlando “solo” di sé parla anche di me, di te. Di Marte. La scrittura di chi pur parlando “solo” di sé fa un atto creativo in cui a parlare è il mondo. A chi dorme, a chi sta sveglio, o cammina per strada, o fa l'amore o muore. Questo effetto pieno di stupore me lo ha procurato la scrittura di Marco Mancassola nei due racconti contenuti in questo piccolo libro. Di lui non ho ancora letto altro.
La vigliaccheria, la cattiveria e il degrado della società italiana sintetizzati in un racconto: un racconto ispirato a un fatto di cronaca avvenuto una manciata d'anni fa. Una coppia di ragazzotti, in un'oscura periferia italiota, per ammazzare il tempo aveva giocato a massacrare il cane di lei, e a filmare la scena con assurda freddezza; anestetizzati dall'inciviltà, non avevano avuto nessun freno, e nessun rimorso. Pizzicati e denunciati da qualcuno. Una manciata di polemiche sulla stampa locale e sui social network più popolani. Poi, più nulla.
"Tredici racconti" di John Cheever (Fandango) sono stati pubblicati tra il 1931 e il 1949 su diverse riviste.
Classe 1967, Roberto Baggio da Caldogno era uno che giocava con un'eleganza e una fantasia che sembravano semplicemente rinascimentali. Era nato per Firenze. Il destino era stato didascalico: dove poteva finire per giocare, quel ragazzo che aveva bellezza e grazia nel sangue, se non nella città di Dante? Ma l'Italia degli anni Ottanta e Novanta non conosceva saggezza, e forse non aveva voglia di ospitare leggende. E fu così che Baggio finì per diventare juventino, milanista, bolognese, interista, bresciano; tutto fuorché fiorentino, tutto fuorché artista fedele a una e una musa soltanto.
Tre lunghi racconti compongono quest’opera di Amos Oz, pubblicata da Feltrinelli - con la traduzione di Elena Loewenthal - lo scorso ottobre, ma scritta tra il 1974 e il 1975, quando cioè lo scrittore israeliano, pur poco più che trentenne, aveva già raggiunto la maturità poetica ed espressiva. Dopo aver approfondito un classico come “Una storia di amore e di tenebra” (2001), è emozionante leggere ORA pagine redatte quasi un quarantennio fa. Non si tratta di compiere un esercizio stilistico o ermeneutico, bensì di rivivere l’esperienza esistenziale dell’Autore, cercare quali temi egli ha ripreso nel corso degli anni, quali percorsi ha interrotto, modificato, sviluppato.
"Siderale – Racconti di confine” è il primo libro non autoprodotto di Claudio Collu, classe ’73, nato a Roma ma cresciuto a San Sperate in Sardegna, pubblicato dalla piccola casa editrice sarda Aipsa Edizioni nel 2010. È un volume di quasi 200 pagine composto da racconti, alcuni della durata anche di una sola pagina, e da alcune poesie poste in chiusura. “Siderale” è un raccolta di racconti che spaziano da quelli di ambientazione fantascientifica a quelli di spunto horror ambientati in varie epoche storiche fino ai giorni nostri, toccando luoghi e tematiche care alla letteratura western fino ad affreschi che arrivano fino alla lontana preistoria e anche al periodo del crollo dell’Impero Romano.
Santiago Roncagliolo, scrittore, giornalista e traduttore peruviano, figlio d'arte, un favoloso avo ligure nel dna, è uno che ha scelto di dedicarsi alla letteratura in un paese senza lettori: tutto il mondo è paese, a quanto pare, non c'è continente che tenga. E come spesso accade, quando un artista ha così tanta coscienza di quel che lo circonda, si sente che il giovanotto scrive con le mani spesso belle libere – quelle di chi non sente particolari attese, e non deve rispondere a nessuno. Scrive giocando, e prendendosi gioco: del controverso clima politico del suo paese, delle istituzioni sociali, della sessualità, dell'adolescenza, della giovinezza, del traffico e via dicendo.
“Storie, storie, storie: per me non esiste altro. Spesso gli scrittori che non riescono a inventare una storia seguono altre strategie, perfino sostituendo lo stile alla narrazione. Invece io sono convinto che la storia sia l’elemento di base della narrativa”.
C’è una sorta di vuoto nella coscienza e nella memoria di noi italiani a proposito della storia della nostra penisola e personalmente me ne sono accorto per il 150° dell’Italia unita, al di là della retorica delle celebrazioni e delle ricorrenze. Sì, abbiamo studiato sui banchi di scuola quei fatti, maestre e insegnanti ci hanno insegnato della fondazione di Roma, di questo e quell’altro, di Garibaldi e dei Savoia, della dittatura e della Prima Guerra Mondiale ma la nostra conoscenza si limita spesso a un condensato di date simile a un bigino composta da poche pagine e sempre più scolorito. Perché questa premessa?
Raymond Carver: un "Borgataro" americano
Da qualche parte ho letto che negli anni del benessere alla letteratura si chiede di raccontare la vita, mentre in quelli di crisi di scrutarne le ragioni, com'è proprio della poesia. Ecco i racconti di Carver si avvicinano molto a questo concetto, per la sensazione di ineluttabilità che permane in ognuno. Le cose non potevano che andare così.
Nove racconti, tanti temi, ricchi di sfaccettature e colori. Nella scrittura di Kenaz c’è profonda empatia verso i personaggi incontrati, descritti con precisione affettuosa anche in aspetti poco appariscenti, ma non per questo meno veri. Pensiamo alla ritrosia del piccolo Krieger (nell’ultimo quadro, Spettacolo diurno) di fronte al tentativo di abbracciarlo da parte della nonna in carrozzella.
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