La guerra nuda. Senza fronzoli, retoriche, riflessioni. La guerra “al naturale”, cruda; la guerra vista dal soldato. Nessun filtro ideologico (se non passivo, introiettato), nessun filtro retorico. Solo un filtro emotivo, costante, appartenente alla guerra come l'ombra alla luce: la paura. Si nasconde dietro ogni a-capo, percorre di un tremore ogni parola, ogni sintagma. Umanissima, prevedibile, nota, figlia degenere della voglia di vivere e amica fidata, canina, che non abbandona mai il soldato in battaglia. La frontiera in questione è quella cecena. Grozny, capitale della Cecenia, repubblica autonoma della federazione Russa. Grozny in russo dice “terribile, minacciosa”.
Sappiamo veramente poco della Russia contemporanea: quel poco che sappiamo spesso ci scandalizza, e a ragione. Il reportage della giornalista austriaca Susanne Scholl, “Russia senz'anima?”, può servire per orientarci a dovere e per sensibilizzarci, per quanto possibile, alle condizioni di vita dei cittadini, moscoviti in particolare, e al mood di un popolo dominato e governato da un regime ingombrante e prepotente. Le sofferenze del popolo russo e dei popoli feriti da quasi un secolo di sovietizzazione non sono affatto terminate, al limite si sono attenuate e diluite.
La rinascita delle ambizioni imperiali della Federazione Russa, palesatesi dopo le vicende georgiane dell’estate 2008, sarebbe alla base di un nuovo scontro tra Occidente e Russia che, in un saggio dal titolo volutamente provocatorio, Edward Lucas definisce “La Nuova Guerra Fredda”.
Professore di Storia contemporanea all'Università di Napoli "Federico II", già docente di Storia sovietica alle Università di Yale e Harvard, Andrea Graziosi (Roma, 1954) ha recentemente pubblicato per i tipi del Mulino “L' Urss dal trionfo al degrado. Storia dell'Unione Sovietica (1945-1991)”, un interessante saggio che avvalendosi della vasta documentazione venuta alla luce dopo il 1991 dagli archivi dell’URSS, ricostruisce mezzo secolo di storia sovietica. Il libro di Graziosi, corredato da una ricchissima bibliografia, ha tra gli indubbi meriti quello di affrontare in ottica storica, scevra da pregiudiziali ideologiche, questioni di grande momento. È davvero singolare che un saggio di siffatta importanza sia stato pressoché ignorato dalle riviste di geopolitica italiana.
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