Un film on the road alla Bergman, dove il viaggio da Stoccolma a Lund è parallelo al viaggio interiore del personaggio e al suo viaggiare nel tempo, alla riscoperta del suo passato. Il posto delle fragole (1957), opera proustiana nei temi e strindberghiana nei dialoghi, si apre con l’incubo notturno del Professor Isak Borg (personaggio che ha le stesse iniziali di Ingmar Bergman) e si chiude con il suo sereno prendere sonno alla fine del giorno.
È un Proust in fiore; è un Proust ritrovato un questa scarna ma succosa novella pubblicata dalla casa editrice milanese La Vita Felice. Una chicca per appassionati, certamente, ma potrebbe anche rivelarsi anche un primo coraggioso tentativo di approccio all’opera immensa per chi non ha mai intaccato le pagine dello scrittore francese che dedicò gli ultimi quattordici anni della sua vita alla “Recherche”, chiuso nella sua stanza rivestita di sughero per isolarsi dai rumori del mondo.
Un passo di Proust rivela il senso profondo di questo altrimenti terribile, cupo e triste romanzo breve dello spagnolo Goytisolo: in questo mondo dove tutto si consuma c'è una cosa soltanto che si distrugge ancor più totalmente della bellezza, lasciando meno tracce ancora. Il dolore. Non è consolante?
Leggo questo romanzo e penso: tu hai già letto questo romanzo. Male. Come è possibile, mi chiedo? Eppure è possibilissimo. Alessandro Piperno ha trentacinque anni, vive e lavora a Roma, dove insegna letteratura francese all'università di Tor Vergata. (Questo è anche scritto sulla quarta di copertina). Con le peggiori intenzioni è il suo primo romanzo. (Anche questo è scritto dietro). Ma allora dove averlo già sentito? Aspetta, perchè Alessandro Piperno è anche ebreo - tombola! - e perdippiù è un ebreo scrittore. Non uno scrittore ebreo, non è la stessa cosa.
Il saggio di Mario Lavagetto (docente di Teoria della Letteratura all’Università di Bologna, autore di pagine critiche sull’opera di Saba, Svevo, Freud e Proust) è uno studio legato all’epifania della menzogna in un campione di opere letterarie prescelto dall’autore, privo di intenti classificatori e monografici e vincolato essenzialmente all’analisi della messinscena della bugia. L’opera è strutturata in dieci capitoli, suddivisi a loro volta in brevi paragrafi.
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