Tim Hecker (1974), musicartista canadese - già acclamato special guest per alcuni tour dei Godspeed You! Black Emperor - consegna alle stampe un'opera magnificente, un turbinio di suoni che ispirato in larga parte dalle sessions di registrazione compiute in Islanda, mescola magistralmente suggestioni ambientali e vertigini dello spirito post-rock.
Concepito come un monolite di droni l'album si pregia di 12 tracce suddivise in blocchi tematici, dove il lettore avrà cura di interpretare quest'ultimo aggettivo nella sua specifica bivalenza ossia di tema proprio al linguaggio musicale come pure di tema più ambiguamente, meno sorvegliatamente, ispirativo.
Il concetto di musica elettronica, anche se definitivamente entrato nella mentalità comune tramite i nuovi suoni del rock e con l’uso di strumenti non tradizionali, non riesce ancora a sfondare il suo limite più vincolante, ossia la dimensione live delle esibizioni davanti a un pubblico. Eppure l’elettronica non è più soltanto musica da club o mezzo manipolato da dj, ma sta diventando un genere trasversale che contamina diversi settori della musica, ricostruendo la percezione della canzone stessa e del suo rapporto con l’accompagnamento strumentale.
La musica dal vivo è lo spazio per eccellenza di espressione di un gruppo musicale, è quella che possiamo avvicinare prima e dopo un concerto, senza torme di guardie del corpo o troppe transenne tra palco e pubblico; quella musica che viene suonata da ragazzi che si incontrano nei locali e ai concerti di altri gruppi.
Questo lega ascoltatori di dischi, musicisti e musicanti, da ogni paese che sia; prendi alcuni amici e degli strumenti, ascolta tanta musica e amala, resta modesto ma non troppo da stare in disparte. La musica leggera ha sempre una smorfia presuntuosa addosso, ma si fa perdonare dalla passione.
Niente. Silenzio. Vuoto. Profondità. Alba. Tramonto. Tutto dentro due parentesi vuote "( )", una vagina virtuale dentro cui ritornare, come un reflusso del parto, come se il liquido amniotico non fosse mai abbastanza, e occorra ubriacarsene fino a stramazzare avvelenati al suolo per la composizione chimica ingerita. Mi chiedo ogni quanto nascano gruppi che sfiorino la genialità e innovazione la scena contemporanea musicale, gruppi che arrivino in odore di santità senza nemmeno dare un segno, ma fluttuando verso l'alto, senza avvertire.
Scena underground americana. Fine anni Ottanta – primi anni Novanta.
Divampa e si dissolve, nell’arco di due album destinati a inaugurare la storia del post-rock, la fiammata sperimentale e irriverente degli Slint.
“Takk is probably richer than the other albums. We’re always learning. When we made Von we had to learn how to use the recording equipment because we wanted a certain sound and mood to come forth in the recordings. We also learned a lot from Ken Thomas while recording Agætis byrjun. He taught us that music is about a feeling and a mood rather than frequency and other bullshit.
E' sempre la solita storia. Non conosco la lingua Islandese. Arrivo a casa. Sono le 2 e mezza, non ho l'orologio. Non mi ricordo in che condizioni ero.
Lento, mi riesco a mettere sul letto. Stanco, mi metto sotto le coperte.
Mi viene automatico premere il tasto Play.
Non riesco a dormire se non ascolto musica. Cioè non riesco a stare bene se non ascolto musica, se non la suono.
Queste sono tutte abitudini, che non servono a niente. Scordatevi ciò che ho scritto. Premo play. E questo capolavoro inizia a cantare.
"Ágaetis Byrjun". Sigur Rós. E tutto fuori e silenzio. Tutto è in sospensione.
"Intro". Sembra suonare al contrario. E voce ed elettronica. Poi e rumore lieve. "Svefn-g-englar" incomincia poi.
Scena indie rock romana, una manciata d’anni dopo il duemila. Capitanati dal chitarrista e cantante Massimiliano Cruciani, i Blueprint, band capace d’un postrock onirico di grande eleganza e notevolissimo impatto live, propongono il terzo album, “Hello Jesus”. Registrato e coprodotto da Massimo Sartor (ex One Dimensional Man) al Maximum Volume Studio di Venezia, il disco è stato pubblicato da una nuova etichetta indipendente: la Minerva Records.
Islanda, 1994. Nascono i Sigur Rós, nello stesso giorno in cui nasce la sorella del frontman Jón þór Birgisson detto Jónsi: la piccola Sigurrós. Il nome, piuttosto diffuso tra le donne islandesi, significa “Rosa della vittoria”.
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