La simulazione, la menzogna, l'ipocrisia e l'atroce contrasto – un contrasto che diventa conflitto – tra sentimento e buonsenso: questi sono gli assi portanti del “Raggio d'ombra” di Pontiggia (1983; 1988), romanzo giallo ambientato negli anni Venti, in piena epoca fascista, espressione della paranoia da tradimento e da delazione.
“Dunque. Ma questo è il punto. Da dove? Di fronte alla radice cubica del delitto, all'uomo immobile sul marciapiede corso dal sole in fuga. Chiarità, e poi ancora luce, chiarità. Chi è stato? Chi è? Chi? Ci aiuteranno il lessico e gli integrali? La vita sotto i suoi occhi socchiusi. Finché il sangue circola caldo: solo questo (ma) volendo dimenticarlo. Volendo saperlo” (“Avvio”, p. 21).
Satire della cultura e del costume italiano: del popolo del “qui lo dico e qui lo nego”, del paese in cui “recitano” guide, leggi, didascalie e orari ferroviari, e in cui piace fare “mente locale” (sarà che siamo il paese delle patrie); dell'individuo che gioca a fare il cane sciolto (forse per poter meglio cambiare padrone), e di quelli che disprezzano il successo (almeno: quello degli altri); delle traduzioni “belle ma infedeli”, e di quelli che partono per quindici giorni in cerca di “un attimo” di pace. Satire scritte in pieno stile Pontiggia: con semplicità, classe, intelligenza e immediatezza.
“Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde ‘razza umana’, non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza”.
(Giuseppe Pontiggia, “Nati due volte”, capitolo “Che cosa è normale).
“Cambiava umore con facilità estrema, i giudizi e i commenti degli altri lo trovavano più indifeso e contribuivano ad aumentare il suo smarrimento.
Tutto era forse accaduto troppo in fretta e bisognava ricominciare da capo. Ma ora che erano cadute tante premesse, non aveva più una meta e niente che ne colmasse l’assenza; adattarsi gli sembrava una resa, la sua crisi non poteva finire così.
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