Un romanzo giallo perfetto è quello in cui, alla fine, il colpevole viene individuato, catturato e costretto a pagare per un crimine commesso. E' quello in cui il bene e la giustizia trionfano e il mistero, qualunque natura esso abbia, viene districato sotto gli occhi di chi legge, con relativo senso di appagamento. Ma in un libro che ha un sottotitolo piuttosto intrigante come "Un requiem per il romanzo giallo" deve esserci qualcosa di diverso.
Notizia di un delitto tra le valli del Po: per un piccolo paese si tratta di un evento sconvolgente, tutti ne parlano, le voci corrono. Dapprima sembra sia una bufala ed invece si scopre il cadavere di una bella donna assassinata, una donna ricca, affarista senza scrupoli, cinica.
Friedrich Glauser (1896-1938) ha vissuto una vita talmente intensa e tormentata che forse la sua esperienza letteraria, pur imprescindibilmente legata al suo iter vitae, potrebbe passare in secondo piano. Ma questo sarebbe un errore: nella sua produzione, diluita nei quarantadue anni di martoriata esistenza, l'autore e il narratore spesso si confondono, così come la realtà e la finzione, la vita vissuta e il romanzesco. Internato più volte in manicomio, infermiere a Charleoi, tossicodipendente insensibile a qualsiasi terapia di recupero, arruolato come volontario nella Legione straniera, Glauser assottiglia il confine tra la letteratura e il male.
Tradizionalmente, la democrazia americana ha un carattere pluralista più marcato rispetto a quella europea. In quest’ultima, a difesa della libertà del singolo sta la legge. Nella giurisprudenza anglo-americana, invece, c’è la concezione che l’individuo da solo non riesca a tutelarsi a dovere dall’invadenza dello Stato. Perciò, lo si incoraggia ad aderire alle associazioni, ai gruppi di pressione: le lobbies, ognuna libera di rappresentare gli interessi particolari più vari, e di competere con le altre alla determinazione degli equilibri politici, nell’ambito di un gioco plurale, democratico.
Introduzione: ovvero, disarticolate la spogliata Ryan.
Incuriosito e, soprattutto, speranzoso dopo le piccole delusioni con Camilleri e Carlotto avevo deciso di leggere un po' di Scerbanenco, volevo immergermi in quello che, tra gli italiani, sembrava essere più schiettamente il poliziesco.
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