Dan Fante, scrittore italo-americano classe 1942, è un figlio d'arte con piena dignità artistica, e discreta personalità autoriale. L'ombra del padre, John Fante, è quella scomoda e magnifica del genio. L'opera prima di Dan, “Angeli a pezzi” (“Chump Change”, 1998; IT, Marcos Y Marcos, 1999; 2010), è la difficile, tumultosa e sofferta trasfigurazione della sofferenza del figlio per la malattia e la morte del padre; coincide con un suo ritorno alla scrittura, e con l'agognata prima giornata di lucidità dopo anni di sbronze e di blackout figli dell'alcol, e della depressione.
C’era una volta. C’erano, anzi, una volta, lui e lei. Ma da quella volta poi. Più che un duo divennero un lento inesorabile e reciproco assolo. Reciproco dicevo, peraltro, ma senza un accordo, musicalmente parlando, erano una perpetua dissonanza. E lui si chiama Dick Diver, ex apprezzato e promettentissimo psichiatra che ora grazie allo smisurato denaro della facoltosa moglie Nicole, ozia e giogioneggia in dimore estatiche e riservate sulla Costa Azzurra francese.
Opera prima di Marco Pasquini da Bologna, classe 1968, già parte del collettivo de “iQuindici”, “Rimini, ancora” inaugura la collana Incomprensioni della nuova casa editrice sassarese M. Edizioni. Si parte – vale per autore ed editore – con un romanzo che da un punto di vista della politica editoriale parla chiaro: l’ambizione è tornare sul sentiero tracciato da uno degli ultimi grandi letterati italiani, il troppo presto perduto Pier Vittorio Tondelli.
Gatsby credeva nella luce verde.
È questa, fratello, la fine del sogno?
Quanto manca, ancora, alla fine del sogno?
NICHILISMO E AUTODISTRUZIONE.
"Un giorno sarei morto senza una cicatrice addosso e avrei lasciato un gran bell’appartamento e una gran bella macchina. Molto, molto belli, fino al formarsi di un nuovo velo di polvere o fino all’arrivo di un nuovo proprietario. Non c’è niente di statico. Persino la Gioconda se ne va a pezzi. Da quando c’è il fight club posso far dondolare metà dei denti che ho in bocca. Forse l’automiglioramento non è la risposta. Tyler non ha mai conosciuto suo padre. Forse la risposta è l’autodistruzione” (Chuck Palahniuk, “Fight Club”, capitolo 6).
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