1974. Opera prima di Stanislao Nievo, scrittore e giornalista e avventuriero, “Il prato in fondo al mare” finì per appassionare pubblico e critica. Complice l'argomento – l'oscura vicenda della fine del grande antenato dell'artista, Ippolito Nievo – complice la scrittura frenetica, diaristica e febbrile dell'erede, complici le stravaganti e grottesche incursioni nella parapsicologia che vanno a puntinare di delirio la narrazione, ricerca d'una impossibile verità a un secolo pieno di distanza dai fatti, in parecchi finirono per apprezzare Stanislao più ancora di Ippolito.
Novembre 1975. Si consuma il più grave delitto che vede protagonista un uomo di cinema, un poeta e un letterato di grande spessore culturale. Pier Paolo Pasolini muore all’idroscalo di Ostia e ancora oggi ci chiediamo come tutto questo possa essere accaduto su quel lungomare disadorno e spoglio. Un campo di calcio amatoriale recintato da una rudimentale rete di protezione, tra sporcizia e odori di miseria, erbacce, sterpaglie, case diroccate dalle finestre inchiodate con il cartone e ancora da costruire, alberi scheletriti e un pugno di polvere. Questo il panorama del delitto che vede Pasolini morire come uno dei suoi protagonisti, per mano di un ragazzo di vita nel pieno della sua vita violenta.
“Mantenere una disperazione tutto sommato funzionale. A quello che si scrive”: mi sembra un buon proposito l’incipit di 1975, piccolo libro edito da una nuova casa editrice di stanza a Bari, Caratteri Mobili, nata nel 2010. E mi trovo d’accordo anche qui: “La letteratura è un’arma e un salvataggio”: chiunque scriva sul serio lo sa.
“Forse è venuto il tempo di seppellire il corpo insepolto di Pasolini… Dimenticare Pasolini per ricordarlo davvero”.
Apprezzato da Pier Paolo Pasolini e da Giorgio Bassani, il romanzo “Zebio Còtal” del misconosciuto scrittore e poeta modenese Guido Cavani (1897-1967) apparve nella “Biblioteca di Letteratura” Feltrinelli nel 1961. Pochi anni prima era stato stampato in proprio dall'autore, post scarto vallecchiano, in duecento copie. Cinquant'anni più tardi, Cavani è rimasto un artista molto laterale. Il suo destino, sin qua, è stato quello d'essere periodicamente riscoperto; infine, il suo “Zebio Còtal” ha avuto l'onore e l'onere di rappresentare la seconda, paradigmatica uscita della collana “Novecento Italiano” di ISBN Edizioni, nel 2009.
Vicenza, 13 febbraio. Nutrita affluenza di pubblico all'inaugurazione della nuova sede della libreria Mondadori “Quarto potere”, in Ponte Pusterla. Ospite d'eccezione Gian Mario Villalta, col suo Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici (Mondadori, 2009), che ha aperto le danze degli eventi CaRtaCaNta per il 2010. Ha dialogato con lui il gran cerimoniere Alberto della Rovere. In questa sede il mio intento è stato quello di condensare e offrire al lettore alcuni tra i vari spunti di riflessione e di analisi che l'autore ha rivolto alla platea.
Questa nuova, elegante e minimale plaquette Via del Vento ospita la trascrizione di un inedito intervento-conferenza di Dario Bellezza tutto dedicato al suo amico e mentore Pier Paolo Pasolini: nella nota al testo, Roberto Mosena riferisce che la provenienza è un'audiocassetta registrata il 10 marzo 1983 in via Statilia, a Roma. Quel giorno, Bellezza, Pecora e la Spaziani commemoravano l'artista; l'edizione Via del Vento si concentra, con non poca saggezza, soltanto sulle parole del poeta Dario.
Una delle opere inedite di Pier Paolo Pasolini e pubblicate postume racchiude in sé tre interessanti racconti che affondano le radici nella sua giovinezza per stile ed ispirazione. Temi autobiografici, ideologia, contaminazioni, si susseguono tra le tracce dei racconti che hanno come principale filo conduttore l’amore per la mai dimenticata terra friulana: “Romàns”, “Un articolo per il Progresso” e “Operetta marina”.
“La differenza fra giornalismo e letteratura è che il giornalismo non è leggibile e la letteratura non è letta” è un aforisma che si è soliti attribuire all’irriverente genio di Oscar Wilde. Anche se spesso questa massima trova conferma nelle diete letterarie italiane e nella sempre più preoccupante crisi dei nostri quotidiani, bisogna notare che non sempre è stato così – fortunatamente, diremo – e spesso, anzi, giornalismo e letteratura si sono fusi e confusi, creando esempi eccellenti di informazione e qualità letteraria.
Tragicommedia metropolitana, dolorosa e insolita, L’Insolita Rumba di Biagio Autieri è la storia di quattro giovani della periferia milanese che formano una band improvvisata per passione e tirar su un po’ di soldi.
Racconto neomelodico, è il sottotitolo di questo agile romanzo. Perché le canzoni neomelodiche napoletane, quelle più popolari, che tanto vanno di moda nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, quelle sono le canzoni che meglio riescono al gruppo.
Pubblicato nel 1958, “L’usignolo della Chiesa Cattolica” comprende versi scritti tra il 1943 ed il 1949 palesando, come già era accaduto per la narrativa con “Il sogno di una cosa”, quanto l’ininterrotta fedeltà di Pasolini alla poesia sia estranea ad una cronologia lineare.
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