Dove comincia il West? Per Percival Everett, molto lontano dai luoghi comuni. Nutrimenti (che ha pubblicato, sin qui, quasi tutti i romanzi dell’autore americano in Italia, con l'eccezione di un titolo apparso per Instar) propone la traduzione del romanzo parodistico del 1994 "God's Country", "Il paese di Dio".
Un vero western che vede protagonista Curt Mader, antieroe per eccellenza, con tutti i difetti che i bianchi dell’epoca (solo dell’epoca?) potevano avere: codardia, xenofobia, ingenuità bifolca, sessualità pronunciata e tante balle pronte ad essere servite alla prima occasione.
Torna il funambolico Percival Everett, uno dei pochi scrittori capaci di mettersi alla prova con qualsiasi genere narrativo senza lasciare mai il lettore inappagato. Dopo il grottesco Deserto Americano, arriva Non Sono Sidney Poitier (sempre edito da Nutrimenti), un romanzo surreale, parossistico eppure così lineare nel suo allucinato sviluppo.
Percival Everett non ha mai molta voglia di parlare, e in generale è uno scrittore riservato e amante di una privacy completamente aliena alla sua vocazione o professione. Questo non è un incipit per dirvi che con noi si è lasciato andare ad una logorrea incontrollabile ma è per portarvi nel mondo di un autore capace di segnare il suo passaggio con poche pietre chiamate parole. Il suo quarto romanzo pubblicato in Italia sempre da Nutrimenti è il quarto capitolo di un’avventura nell’uomo e dell’uomo, stavolta alle prese con paesaggi sconfinati, omosessualità e laceranti verità.
Inseguire Everett. Questo ormai faccio da un po’ di tempo, da quando mi sono appassionato a questo straordinario scrittore americano pubblicato in Italia dalla Nutrimenti. Nel 2009 è arrivato negli Stati Uniti al suo venticinquesimo libro. Da noi è al suo quarto romanzo. Musicista, pittore, insegnante, ha tutte le caratteristiche di un uomo difficile da digerire eppure incontrarlo smentisce ogni presentimento negativo. Unico ostacolo, per ora insormontabile, le sue lapidarie risposte. Intervisto Everett quando "Deserto Americano" è appena stato tradotto in Italia.
Un giorno Everett aveva una terribile emicrania e avrebbe desiderato tagliarsi via la testa dal collo. Ovviamente ha dovuto ricorrere a metodi meno cruenti, ma sembra che il Frankenstein del suo “Deserto americano” sia venuto fuori proprio da lì. Da quella voglia inappagata di ghigliottinarsi che pare abbia trovato trasposizione nella vicenda di Theodore Street.
“Noi, tutti noi, siamo e saremo solo punti e linee. Rock’n’Rolle. Un cerchio è solo una linea retta equidistante in ogni punto da un dato punto. Lagrange abbuffata. Un quadrangolo è quattro linee intersecate nello spazio. Il punto non ha dimensioni, è pura ubicazione. La linea non ha profondità, è pura direzione e lo spazio non è nulla. Avanti un atomo” (p. 187).
Non vuole essere messianico. Forse non vuole essere nemmeno luciferino. È un satiro in fasce. È soltanto un bambino che ha sviluppato con eccezionale precocità il linguaggio, e con abnorme intelligenza interiorizza e apprende opere letterarie di ogni genere e periodo storico: tutto osserva, critica e giudica, ogni cosa descrive e nomina. Ralph, io narrante, è consapevole che tutto quel che vede è infinitamente al di fuori di sé: contempla e analizza, cerca significato in quel che a volte non ne ha. Indaga e investiga la realtà: crede che la realtà abbia un’anima, consapevole di se stessa e di noi; noi la vediamo tutto il tempo e non ce ne accorgiamo (p.
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