Questa nuova raccolta di poesie di Paolo Ruffilli affronta il tema dell'amore adulto, in modo completo e maturo, fresco e originale. L'artista aveva già toccato il tema dell'amore in “Piccola colazione”, Garzanti 1987, nella sezione dal titolo “Per amore o per forza”. Qui l'autore tratta di un amore giovanile, volto alla ricerca dell'assoluto. “Staremo sempre insieme./E ci diremo tutto.” E ancora: “Dai metti la tua/nella mia mano./Eccola presa nel laccio che la tiene./Giura che mai, per/nessun'altra, la lascerai”.
Paolo Ruffilli con il romanzo L’isola e il sogno (Fazi editore, pagine 195, euro 17,50) torna a occuparsi della figura di Ippolito Nievo. Dopo aver dedicato allo scrittore garibaldino una bellissima biografia, uscita da Camunia nel 1991 (sarebbe anche ora di ristamparla), e aver curato per Garzanti "Le confessioni di un italiano", Ruffilli in un romanzo intimista e suggestivo ripercorre gli stati d’animo e l’educazione sentimentale di uno dei più grandi e dimenticati scrittori italiani.
Questa nuova opera di Paolo Ruffilli è qualcosa di più di una semplice biografia di Ippolito Nievo, eroe e patriota garibaldino, autore di un monumentale romanzo politico, “Le confessioni di un italiano”, pubblicato postumo. È qualcosa di più anche di un romanzo storico. Perfettamente ambientata nell'Italia del Risorgimento preunitario, nella Palermo della dominazione borbonica appena conquistata da Garibaldi, l'opera di Ruffilli attinge a precise fonti storiche, non solo alla letteratura dello stesso Nievo, ma anche a quella degli scrittori a lui contemporanei e in particolare alle “Impressions de Voyage” di Alexandre Dumas.
L’opera di Adam Zagajewski, poeta polacco, è in corso di pubblicazione presso Adelphi. Quest’anno si è aggiudicato il prestigioso Premio Europeo di Poesia, ideato e diretto da Paolo Ruffilli. In attesa del nuovo libro adelphiano (la casa editrice di Roberto Calasso nel 2007 ha già pubblicato Tradimento) esce dalle Edizioni del Leone La ragazzina di Vermeer (traduzione di Paola Malavasi, pagine 37, 6 euro). Scrive Ruffilli nella prefazione: “Da poeta, insieme, mistico e mondano.
In questa raccolta in lingua francese con testo italiano a fronte, sono riunite quattro opere di Paolo Ruffilli: “Diario di Normandia”, Amadeus, 1990, “L'assedio di Costantinopoli”, da “Piccola colazione”, Garzanti, 1987, a "Nuvole", Vianello, 1995, e infine dieci poesie non edite in lingua italiana che formano i “Poèmes”. “Choses du monde” è una raccolta molto bella, apparentemente leggera e ariosa, ma in realtà complessa e dai temi angoscianti ad una lettura più profonda.
Con questa opera Paolo Ruffilli compie un'operazione culturale di grande portata: riportare all'antica armonia e suono poetico un testo sapienziale che risale ad oltre duemilacinquecento anni fa. La Regola Celeste di Lao-Tzu è stata tradotta più volte, ma per la prima volta Ruffilli dà luce ad una traduzione che riporta il testo alla sua vera origine:la poesia. I testi religiosi antichi, anche quelli della tradizione ebraica sono accomunati da questa caratteristica. Il loro suono è musicale, la parola è parola ritmica, armoniosa. La preghiera è suono. Pensiamo anche ai Salmi della Bibbia, al Cantico dei Cantici,non sono forse poesia? E il modo di recitarli era anticamente un canto, monocorde, su una sola nota.
Paolo Ruffilli ci regala con questo libro venti racconti dedicati all'amore e attraversa con essi quattro stagioni dell'anima. Dall'estate piena, passando per autunno ed inverno, si giunge alla stagione della primavera nella quale l'amore può rinascere proprio attraverso una dimensione di morte interiore. Ed è nell'amore che si può raggiungere "un'altra vita". La narrazione è fluida, leggera, musicale. Procede per immagini e suoni, evoca pensieri e tratteggia personaggi, figure e luoghi senza mai descrivere compiutamente ma lasciando spazio al lettore e alla sua immaginazione. E' una parola particolarmente armoniosa e leggera, evocativa e profonda.
Paolo Ruffilli ha appena pubblicato per Fazi “Un'altra vita”, fascinosa raccolta di racconti. Sin qua, su Lankelot, ne abbiamo potuto apprezzare due diverse recensioni, una a firma Nicola Vacca e l'altra a firma Patrizia Garofalo. Veniamo adesso, grazie alla disponibilità dell'artista e alla sensibilità della poetessa, a pubblicare un'intervista esclusiva. Buona lettura.
“Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde” (Baricco, “Castelli di rabbia”).
Aveva ragione Eugenio Montale quando, nel 1977, in un’intervista alla Rai segnalò un giovane poeta per il suo talento, aggiungendo: “ Penso che ci riserverà piacevoli sorprese”. Il premio Nobel per la Letteratura si riferiva a Paolo Ruffilli, oggi uno dei maggiori poeti italiani.
Ruffilli con Piccola colazione (1987) è stato l’unico poeta italiano ad aggiudicarsi l’American Poetry Prize.
Paolo Ruffilli è il più singolare tra i poeti della sua generazione. Se andiamo a rileggere oggi i suoi libri più fortunati (Piccola colazione, La gioia e il lutto) troviamo ancora intatta la grande capacità dell’autore di proporsi come un poeta di pensiero, unico nel suo genere.
2009. La poetessa Patrizia Garofalo incontra il poeta Paolo Ruffilli. Ne deriva un'intervista – questa – che va a integrare le schede sin qui dedicate all'interpretazione e all'analisi delle pubblicazioni di un artista amato, già a inizio carriera, da Eugenio Montale. Buona lettura.
Raboni così commentava questo libro: “Ruffilli si pone cronista postumo che involontariamente usa la letteratura, la poesia, per evitare di dire più del necessario”. Ruffilli affermerà a fine silloge di non conoscere la nostalgia; perché il passato, trasferito in se stessi, è conoscenza dell’oggi: “un segno/ il dato, ma non/ memoria o nostalgia, di ciò che è stato/ amato o non amato/ comunque sconosciuto/ perduto totalmente,/ caduto dentro/ il suo finire in/ quello stesso/ essere fissato/ prima di perire”.
Ci sono, a volte, dei versi che… fanno la differenza: “Ombra densa / per le ortensie di Trouville. / La scìa di umido / non si disperde / neppure a mezzogiorno”. Oppure: “Ci fu un periodo / della mia vita / che rimanevo a letto / giorni interi / per non distogliermi / dai sogni”.
“L’idea,a tratti, / che conti quello che / è già stato, il resto / dei tempi, l’ordine / più apparente che…/ il risultato: /arrendersi alle cose /come sono /al loro inerte moto, per / reggerne e coprirne, / almeno il vuoto” (pp. 79-80, “Piccola colazione”)
“Se guarisco…io/ riattraverso il già fatto / e il già veduto / l’incommensurabile / che ho conosciuto” (p. 47, “La gioia e il lutto”)
“e guardo lassù in alto… / ma forse anche il cielo / è fatto stanze / e non si può abitarne / più di una” (p. 64, “Le stanze del cielo”)
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